In coppia non mi sento me stessa 2 / RelazionE DinamicA

non mi sento me stessa

In coppia non mi sento me stessa 2 / RelazionE DinamicA

non mi sento me stessa

Tempo fa avevo scritto un articolo, “Sono in coppia ma non mi sento me stessa”, per parlare di una situazione comune a tante coppie, una sorta di schizofrenia o  sdoppiamento della personalità.

In sintesi l’articolo metteva in evidenza che molte donne dicono che “in coppia non mi sento me stessa” , “la relazione mi limita e mi sento più a mio agio con gli amici”, puoi  leggere l’articolo quì. 

Tutto l’articolo aveva come filo conduttore la coppia di opposti superficie e profondità e, in questo articolo, andremo più a fondo, proprio sul concetto di profondità.

É possibile che una persona si sdoppi, a secondo delle situazioni che si trova a vivere?

Ma, più che possibile, ti sembra giusto?

Ti piacerebbe sapere che il tuo compagno/marito/amante quando non è con te sia un’altra persona?

Scusami, ma quale sarebbe quella vera, quella che sta con te o l’altra?

E se fossero fasulle tutte e due? O vere entrambe?

Non so te come la pensi, ma io non lo accetterei proprio.

Chi sente di vivere questo sdoppiamento, non cerca quasi mai la causa dentro di sè, ma è più propenso ad attribuirla all’altro.

Anche se l’altro fosse veramente il “colpevole”, dare solo la colpa a lui delle tue difficoltà, ti allontana di molto dalla verità e, ancor di più, ti allontana dalla tua responsabilità e, di conseguenza, dal tuo potere personale: questo è il punto.

Se è l’altro che ti ingabbia, perchè non chiudi semplicemente la relazione?

Anche se la domanda è retorica, ci troviamo proprio in questa situazione: chiudiamo le relazioni senza aver approfondito le cause delle difficoltà e ci ritroviamo a vivere:

1) ancora le stesse dinamiche, pur cambiando partner: nulla è cambiato

2) non ne vuoi più sapere di avere relazioni serie e strette  e:

    • inizi a magnificare la vita da single con la libertà e la leggerezza associate.
    • inizi a generalizzare sull’inadeguetazza degli uomini e fissi delle regole sempre più stringenti per le quali, nessun uomo, se non un mitomane, sarà all’altezza.
    • inizi a fare attività che in un qualche modo possano riempire quella sensazione di vuoto.
    • ma più di tutto, quando ti ascolti, senti che stai perdendo un occasione di crescita e, in fondo in fondo, ti senti un pò persa, ma è meglio non ascoltarsi troppo per farsi prendere dai dubbi, perchè la scelta è fatta, giusto?

Non è  poi il massimo questa vita da single, libertina, senza troppi legami e vincoli che limitano la mia espressività e naturalezza?

É così? Sei proprio sicura che sia così? ( Queste domande vengono da un libro molto potente per destrutturare le notre credenze: ti consiglio di leggerlo, questo è il link ) 

Ti lascio con questo interoggativo e chiedo scusa perchè non sono riuscito a parlare più nel dettaglio della profondità così come mi ero proposto.

A mia discolpa almeno due fatti: il primo è che scrivo di getto, cosa che rende il tutto più genuino e vero, ma che rischia, come in questo caso, di farmi finire lungo; il secondo è più importante e credo sia una giusta chiusura dell’articolo ed è questo:

la profondità, proprio perchè profonda, non è facilmente individuabile ed è, per lo stesso motivo, ancor più difficile da comunicare.

Ci sono altri articoli e pagine del sito per approfondire e questi sono i contatti per fare la mia conoscenza e andare più in …..

Paride 3332208735

coaching@effettozen.com

Paride G.

Maschile e Femminile: perchè ascoltare più Radio e meno Playlist

maschile femminile

Maschile e Femminile: perchè ascoltare più Radio e meno Playlist / RelazionE DinamicA. 

Celentano aveva lanciato la moda del:  “Rock o Lento”? Non so se ti è capitato di vederla e se la ricordi: mi sbilancio e dico che mi piaceva.

maschile femminile

 

 

La tua vita è Rock

 

o è Lenta? maschile femminile

Ma  non è questa la domanda di cui parleremo adesso perchè io, nel mio piccolo, dico: PlayList o Radio?

Ma la vera domanda che stiamo indagando è: maschile o femminile?

Molte volte le persone mi chiedono di essere più preciso quando, parlando di relazioni, mi riferisco a questi due opposti.

Questo articolo è un modo per vedere come il Maschile e il Femminile si possono ritrovare un pò ovunque: anche in aspetti inaspettati.

L’intento è quello di parlare di cose importanti con uno stile leggero.

Ma adesso facciamo i seri e, veramente, ti chiedo: sei solito ascoltare più Radio o Playlist?

Magari non ascolti musica, chi lo sa, ma non  importa, qualsiasi sia il tuo stile puoi continuare a leggere e iniziamo il viaggetto.

Dovremmo ascoltare, se siamo soliti farlo, sia le nostre Playlist preferite sia la Radio, in una percentuale soggettiva che ognuno decide da sè.

Preciso, sempre, che stai leggendo un articolo di coaching quindi quello che ho  in mente è la crescita/creazione: come si cresce?

Come cresce una relazione, un progetto, un lavoro e qualsiasi altra cosa?

Più nello specifico: che ruolo svolgono il maschile e il femminile nei processi di crescita?

Puoi approfondire queste tematiche in altre parti del sito, ma quello che basta sapere adesso è che, quando parlo di crescita, parlo della vita stessa, non di un processo particolare che osserviamo solo in alcuni contesti:

la vita è,  per defizione, una continua crescita o creazione.

E la nostra vita com è?

Queste erano le premesse adesso, per rispondere a queste domande prendo spunto dal secondo principio della termodinamica, ma potrei osservare altri processi di crescita : come cresce un bambino nel ventre della madre? ; e dopo che è nato? ; come cresce il pane? ; e così via.

Questi esempi possono essere tutti dei modelli dai quali trarre gli ingredienti ( Principi Attivi ) che entrono  in gioco in ogni processo di crescita.

Ma l’esempio che ci serve per sviluppare il discorso è  il secondo principio della termodinamica che, in brevissima sintesi, dimostra che i sistemi complessi ( come noi ) hanno la possibilità di crescere ai margini del caos.

maschile femminile

Faccio notare che “caos” significa, in senso etimologico, “fenditura/passaggio”, ma non è questo che mi interessa ora.

Prova ad immaginare un impero, l’Impero Romano per esempio e fatti questa domanda: dov’era più forte? A Roma, nei palazzi del potere, o  ai margini dell’Impero stesso?

La risposta è scontata, anche se qualchuno potrebbe obiettare che è vero anche il contrario e non avrebbe tutti i torti, ma per il nostro discorso la risposta è che: ai confini dell’Impero è più probabile ci possa essere un rinnovamento.

maschile femminile

Nelle nostre vite un Impero può essere un pò tutto: un progetto, una relazione, un lavoro e così via.

Quasiasi istituzione come la scuola o la chiesa funziona come un impero, una famiglia anche e, perchè no,  qualsiasi gruppo è come un Impero e funziona come tale: per questo ci interessa.

Se un Impero/situazione può crescere ai margini del caos dovremmo tenerlo a mente e prevedere, in “statuto”, sempre un pò di caos.

All’inizio è giusto che ci buttiamo a testa bassa in qualcosa, ma dovremmo tenere a mente che, se quella cosa non prevede nel suo “statuto” un pò di caos, allora non crescerà e piano piano andrà sfaldandosi.

É chiaro che l’impero rappresenta  il maschile, che ci deve essere e non si può scartare, ma che deve prevedere, se è un maschile evoluto, dei momenti/periodi di caos.

Anche la playlist rappresenta il maschile, siamo noi cha abbiamo scelto quella musica, scartando tutto il resto: nè più nè meno come fossimo un Impero.

Dovremmo avere momenti/periodi nei quali ascoltiamo la radio: la radio è il caos, ti contamina, magari c’è qualcosa che non ti piace per niente, ma è rigenerante.

maschile femminile

Se ascolti  la radio/caos rinnovi la tua playlist/vita.

Prova adesso a vedere se la tua vita è solo una playlist o si lascia anche contaminare , ma veramente.

Dico veramente perchè spesso crediamo di avere delle vite aperte ma, nella realtà, non lo sono poi così tanto: ne parlerò in un altro articolo.

E non credere che rispondere “io ascolto più che altro la radio” sia la risposta giusta, perchè ci vogliono entrambe: radio e play list / femminile e maschile / ordine e caos.

Tutta questa metafora riportata alle relazioni, ma potrei dire alla creatività o alla capacità di manifestare cose nuove nella vita, diventa così:

Quanto la mia relazione è aperta allo scambio? ( E non parlo di scambi di coppia, sia chiaro)

Con i figli? Impongo la mia playlist o si ascolta anche la radio?

Quanto prevediamo il caos al nostro interno?

O quanto, al contrario, ci comportiamo come un Impero?

E nella vita in generale sono più PlayList o più Radio?

Sono più Rock o più Lento?

Ti lascio così, se sei arrivato fino a qua beh, è come se avessi ascoltato un pò di Radio e hai un pò contaminato e rigenarato la tua playlist.

Se vuoi condividi, commenta o contattami se ti ho incuriosito.

Paride G.

P.s.

Ti vedo che hai acceso la Radio….

Cerchio Olistico Dinamico: Attivazione per potere personale

Cerchio Olistico Dinamico: Attivazione per potere personale

Questa presentazione è suddivisa in 3 parti, alla fine di ognuna trovi istruzioni e contatti, così puoi leggere l’essenziale ( parte centrale ) o tutto il resto se ti piace leggere e vuoi conoscere meglio i presupposti o i perchè che sostengono questo progetto.

→ Prima parte.

⭕️Il flusso di energia che attraversa un organismo assomiglia un po’ allo scorrere di un 💧fiume che fluisce placidamente ma che di tanto in tanto precipita in una 💦cascata, liberando una parte dell’energia ⚡️che contiene” ( Prigogine: premio Nobel per la Fisica ).

Tutte le serate avranno come filo conduttore almeno due aspetti: il lasciar andare/arrendersi/mollare e il liberare l’energia stagnante.

Prigogine dice bene, ma la situazione più comune è che viviamo compressi con l’energia che scorre poco e altrettanto poco precipita in una cascata.

É come se il fiume fosse ostruito da una diga: il lavoro, le relazioni e tanti altri aspetti, sono blocchi al naturale scorrere dell’energia.

Non ci sentiamo stanchi perché non abbiamo energia, ma perché l’energia è bloccata, ferma e stagnante.

Possiamo sentirci in balia degli eventi, sempre a correre dietro a questa o quella cosa, demotivati e senza slanci di nessun tipo, se non rincorrere soluzioni magico/virtuali che ci diano un pò di sollievo.

🔌L’energia, a dire il vero, non è bloccata di suo, come potrebbe, ma siamo noi che diventiamo sempre più rigidi per tenerla sotto controllo, perché l’energia è sballante e, se non sei abituato, magari è troppo.

Sai perché tendiamo a bloccarla?

Perché l’energia è sinonimo di vita e può portare con se anche aspetti spiacevoli, ma noi siamo progettati per non sentire dolore, più che per andare verso il piacere: per non sentire dolore la blocchiamo.

❌L’energia bloccata limita la nostra vitalità, e questo è ovvio, ma limita anche la nostra personalità, la nostra espressività e la nostra capacità di navigare la vita come individui unici e irripetibili.

Per fortuna le nuove generazioni sono più libere in questi aspetti anche se c’è ne sono altri nei quali sono carenti, ma noi vecchietti 😜 siamo bloccati dalla diga e l’acqua ristagna.

Io trovo paradossale, se non peggio, che persone così compresse dalla giornata o dalla vita si comprimano ancora di più in attività statiche.

Osho aveva intuito, e io sono con lui, che se vogliamo entrare in meditazione abbiamo prima bisogno di smuovere l’energia bloccata ed è per questo motivo che il cerchio sarà, in prevalenza, dinamico.

E che c…o, uno sta tutto il santo giorno a testa bassa e la sera o il we ci forziamo ancora a stare compressi?

Per me non ha senso.

Ma non è tutto, infatti non ci accontentiamo di finire la serata meditando, ma vogliamo prima utilizzare l’energia sbloccata per manifestare la nostra specifica personalità.

Nella prima parte sbloccheremo, almeno in parte, l’energia bloccata in qualche stato emotivo contingente o persistente; oppure saranno proposti temi sui quali riflettere prima di iniziare la parte dinamica.

Istruzioni e informazioni:

* Orario: 20:30 si inizia puntuali perché il cerchio dura due ore o forse più e non possiamo iniziare in ritardo.
* Vestirsi comodi, si lavora senza scarpe, portare un tappetino ( ma qualcuno in più c’è ), copertina se pensi di averne bisogno e se hai una benda per gli occhi, portala.
* NON seguire la mappa di Facebook: GPS- via Borgone 15/d ( presso metro monte grappa)
* saranno ammesse non più di 12 persone, per più di due ore di lavoro, per un contributo consapevole di 15e a copertura dei costi della sala e per il lavoro del conduttore.
* Agevolazione per studenti e Under 30: 10e
*Coppie: 25e a coppia

* Prenota il tuo posto entro il 🔴giorno prima dell’evento
* via sms o whatsup : 3332208735
* via mail a: drumandcoach@effettozen.com o coaching@effettozen.com

→ Seconda parte ( essenziale )

Ogni Cerchio sarà come un rito di iniziazione ed ogni rito che si rispetti ha, come suo fondamento, che si faccia morire l’equilibrio precedente: altrimenti come fai ad iniziare qualcosa di nuovo?

L’adolescente deve morire a se stesso per poter diventare adulto, questa immagine l’abbiamo tutti chiara credo, ma è solo una metafora che non andrebbe confinata solo a situazioni particolari, ma vissuta costantemente nell’ordinario.

Una precisazione, partecipare a queste serate è come andare in palestra per allenarsi, ma i veri riti vanno poi fatti nella vita ordinaria: qui ci rinforziamo e prendiamo confidenza con questi 3 passaggi fondamentali:
1) conoscere e onorare la situazione di partenza: qualsiasi essa sia;
2) Trasformare la situazione di partenza, perché in realtà nulla muore veramente, anche se è quello che noi viviamo;
2bis) attivazione del potenziale personale;
3) Integrazione.

Le serate avranno questo schema generale, ma di volta in volta potranno essere usati dispositivi e contenuti diversi.

1. Situazione di partenza / ascolto e presa di contatto
* ci sediamo in cerchio, diamo valore e onoriamo quello che c’è in quel momento: rimango sul vago perché, di volta in volta, questa prima fase potrà assumere sembianze diverse.
* di base sarà sempre e comunque un partire dalla vita che c’è: ci mettiamo in connessione e ascolto.

2. Trasformazione della situazione di partenza. / cuore del rito
* Sarai prima guidato/accompagnato ad entrarci dentro, poi a trasformarla o a lasciarla andare.
* lo faremo essenzialmente usando il corpo sopratutto ballando, spesso ad occhi chiusi, ma non sarà sempre così.
2bis. Qui ci sarà l’altro punto importante che è l’attivazione del potenziale personale: in pratica, uno alla volta, sarete invitati a “mostrarvi”, per definirvi e sopratutto per urlare al mondo, ma più a voi stessi, quanto siete fighi e potenti. Io sarò la vostra spalla e vi guiderò, ho questa presunzione, verso quella parte di te che preme per farsi vedere: non posso dire di più, se non che sarà liberatorio e, appunto, potenziante.

3. Integrazione.
* Nella trasformazione liberiamo l’energia bloccata, lasciamo andare qualsiasi cosa sia emersa nella prima fase, ci muoviamo, ci esprimiamo e cosi via.
* Adesso ci fermiamo , ci mettiamo in ascolto profondo, stesi a terra, in meditazione.
* qui ognuno integrerà quello che è emerso, ma almeno un aspetto vorrei fosse per tutti: integrare e sentire forte nel corpo, e non solo, l’attivazione del proprio potenziale personale.

Conclusioni: ogni qual volta vuoi cambiare qualcosa della tua vita serve almeno fare questi 3 passaggi, mentre noi siamo più inclini a dare valore solo all’attivazione del potenziale.

Ci comportiamo più o meno così : cerchiamo di diventare più potenti senza aver prima “ascoltato” bene la situazione di partenza e senza averla onorata prima di lasciarla andare; anche l’integrazione è un pò sottovalutata perché crediamo, ingenuamente, che quello che abbiamo voluto manifestare ci faccia stare bene, anche se spesso non è così ma preferiamo far finta di niente e illuderci del contrario.

Istruzioni e informazioni:

* Orario: 20:30 si inizia puntuali perché il cerchio dura due ore o forse più e non possiamo iniziare in ritardo.
* Vestirsi comodi, si lavora senza scarpe, portare un tappetino ( ma qualcuno in più c’è ), copertina se pensi di averne bisogno e se hai una benda per gli occhi, portala.
* NON seguire la mappa di Facebook: GPS- via Borgone 15/d ( presso metro monte grappa)
* saranno ammesse non più di 12 persone, per più di due ore di lavoro, per un contributo consapevole di 15e a copertura dei costi della sala e per il lavoro del conduttore.
* Agevolazione per studenti e Under 30: 10e
* Coppie: 25e a coppia

Date fisse: 2 martedì al mese;
per chi non potesse il martedì, dovremmo far partire anche 2 Mercoledì al mese.

* Prenota il tuo posto entro il 🔴giorno prima dell’evento
* via sms o whatsup : 3332208735
* via mail a: drumandcoach@effettozen.com o coaching@effettozen.com

→ Terza Parte.

Dopo 4 anni e più di 80 eventi facilitati a Torino, ho deciso di far morire i Drum Circle.

Decidere di far morire qualcosa è sempre un’operazione che facciamo con difficoltà e se fai qualsiasi tipo di lavoro su di te dovresti saperlo.

Nel mio lavoro da Coach insisto molto su questo punto perché molte persone non comprendono ancora bene che, se prima non chiudi, non ci sarà spazio per immettere altro.

Quello che succede è che rincorriamo il cambiamento, magari ci riempiamo la bocca sul fluire della vita e su quanto sia importante scorrere con essa, ma se ignoriamo questa legge base della vita, rischiamo di cercare soluzioni in modo bulimico e senza sosta: ognuno ha le sue.

La vita scorre perché ad ogni istante muore a se stessa per far spazio alla vita che verrà: questa è la legge che è già sotto i nostri occhi, ma non riusciamo a vederla.

Vita e morte coincidono, noi non lo vediamo e ci forziamo a stare dalla parte della vita o del positivo escludendo, di conseguenza, il negativo; questo fa sì che le soluzioni che cerchiamo, per il male di vivere, siano spesso sterili e, come ho già detto, sei costretto a cercarne sempre di nuove: una nuova tecnica, un nuovo operatore/guru/padre, una nuova relazione, e l’elenco potrebbe essere infinito.

Non so se hai letto la pagina del sito nella quale cito la storia Zen della tazza di te, ti metto il link qui sotto.

http://effettozen.com/

Posso farti un altro esempio: immagina se continuassi a comprare vestiti nuovi senza buttare quelli vecchi: dove li metteresti?

Così come non puoi pensare di mangiare, mangiare a mangiare se, con regolarità, non vai a ……

Scusami se ti ho fatto questo esempio un pò scurrile, ma così ti rimane meglio impresso il concetto: non ci sarà mai niente la fuori, ma nemmeno dentro di te, che può placare la tua sete, se prima non fai morire qualcosa.

Olistico significa intero, per questo il Cerchio prende in considerazione prima di tutto questo aspetto del fare spazio e lasciar andare.

Sia chiaro che è logico che sono rituali di allenamento, nel senso che puoi averne grandi benefici istantanei o nei giorni seguenti, ma poi andrebbero continuati a coltivare: possiamo dire che il rito serve per dirci, ancora una volta, che possiamo e che abbiamo un grande potere dentro di noi: basta di rincorrere le soluzioni magiche e se incontri il Buddha uccidilo.

Ho quasi finito, ma prima chiudo il cerchio del discorso: decidere di far morire qualcosa è l’operazione più difficile che siamo chiamati a fare continuamente ma, come dicevo all’inizio di questa sezione, tendiamo a lasciare tutto aperto: non facciamo morire i vecchi equilibri.

Io ho fatto morire i Drum Circle e solo io so quanto è stato difficile e non sapevo che cosa sarebbe nato dopo: mi sono affidato alla vita.

Lo dico sempre, servirebbe fare un lavoro individuale specifico su questo aspetto, perché dietro a questa difficoltà si nascondono i veri perché, ma per tutti vale una cosa: per chiudere e far morire serve aggressività, sana aggressività: io la chiamo personalità.

Il seme deve marcire nel terreno per poter dar vita alla pianta; il bruco idem per poter diventare farfalla; ma nè il seme nè il bruco sanno cosa gli aspetta, ma noi siamo diversi e siamo disposti a far morire qualcosa solo quando sappiamo cosa verrà dopo.

Anche quando pensiamo di sapere cosa ci aspetta dopo la chiusura di un equilibrio, poi ci scontriamo con la realtà che è spesso molto molto diversa.

Impariamo e alleniamoci a queste piccole morti e rinascite rituali, non ti cambieranno la vita: ma chi lo sa?

Sono sicuro sia comunque un ottimo allenamento per rinforzare la nostra sana aggressività, perché senza sei in balia degli eventi e degl’altri.

Istruzioni e informazioni:

* Orario: 20:30 si inizia puntuali perché il cerchio dura due ore o forse più e non possiamo iniziare in ritardo.
* Vestirsi comodi, si lavora senza scarpe, portare un tappetino ( ma qualcuno in più c’è ), copertina se pensi di averne bisogno e se hai una benda per gli occhi, portala.
* NON seguire la mappa di Facebook: GPS- via Borgone 15/d ( presso metro monte grappa)
* saranno ammesse non più di 12 persone, per più di due ore di lavoro, per un contributo consapevole di 15e a copertura dei costi della sala e per il lavoro del conduttore.
* Agevolazione per studenti e Under 30: 10e
*Coppie: 25e a coppia

* Prenota il tuo posto entro il 🔴giorno prima dell’evento
* via sms o whatsup : 3332208735
* via mail a: drumandcoach@effettozen.com o coaching@effettozen.com

⭕️Il flusso di energia che attraversa un organismo assomiglia un po’ allo scorrere di un 💧fiume che fluisce placidamente ma che di tanto in tanto precipita in una 💦cascata, liberando una parte dell’energia ⚡️che contiene” ( Prigogine: premio Nobel per la Fisica ).

Paride G.

Obiettivi di inizio anno, come va? La verità.

obiettivi inizio anno

La verità: come va con gli obiettivi di inizio anno?

 

“Te ne sei accorto, sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più”
( Brunori SaS: La Verità )

Questa strofa sintetizza bene il nostro atteggiamento quando ci poniamo degli obiettivi, sopratutto quelli di inizio anno.obiettivi inizio anno

Avrei potuto citarla tutta perchè è una sintesi perfetta del perchè ci fermiamo al primo ristorante lasciando la montagna sempre più sullo sfondo.

A pensarci mi vien da ridere e ci ho riso tanto in passato quando in vacanza con la mia compagna o con gli amici, ci si proponeva di fare questo o quello e invece, inevitabilmente, ci si fermava al primo bar.

Ci si può ridere sù perché essere pigri in vacanza o nel fine settimana trovo che sia una cosa più che giusta.

Link: In vacanza ci si dovrebbe riposare e fare vuoto e se non sempre scali una montagna va anche bene.

Ci sono persone che tirano la carretta tutto l’anno, magari raggiungono anche i loro obiettivi, ma hanno un problema: non riescono a staccare e, anche in vacanza, si comportano allo stesso modo.

Ma il problema di queste persone, che si palesa in vacanza, probabilmente è presente anche durante l’anno, nel senso che saranno persone che non si fermano mai: non si danno il permesso di riposarsi.

All’opposto, ci sono quelli che vivono una vita senza mordente, senza spinte e slanci, diciamo un pò apatica e poi, quando vanno in vacanza, devono essere super organizzati e programmare tante di quelle attività che….ma forse è solo una forma di compensazione.

Nell’uno e nell’altro caso andrebbe fatto un lavoro di coaching per equilibrare queste due tendenze: ipert attività e apatia.

E andiamo al cuore del discorso, sai com’è, sei in un sito di coaching e gli obiettivi sono uno dei cardini: allora come va con gli obiettivi di inizio anno?

Stai procedendo o ti sei fermata al ristorante?

C’è uno studio americano, quindi riferito ad un mondo diverso dal nostro, ma comunque illuminante, che dice che l’80% degli obiettivi di inizio anno naufragano più o meno adesso, a fine febbraio. non siamo soli 🙂.

Per come la vedo io gli obiettivi sono importanti perchè ti danno la direzione, sono come dei catalizzatori di energia, ti aiutano a stare presente e concentrato, ma non credo che raggiungerli possa essere la causa che ci porterebbe, come effetto, ad essere più in pace con noi stessi.

Credo, piuttosto , che il loro raggiungimento sia l’effetto di una crescita che ne è la causa.

Facciamo degli esempi di obiettivi classici di inizio anno che, nel mondo odierno, sono, più o meno, tutti orientati all’essere più in forma e ad avere un aspetto migliore, come andare in palestra o dimagrire.

Qualche volta gli obiettivi che scegliamo possono essere fuori dalla nostra portata, oppure scritti male o magari ne scegliamo troppi, non abbiamo energie per tutto e molliamo.

Questi sono impedimenti che, volendo, sono facilmente superabili quindi, ammettiamo che ti sei data un solo obiettivo, scritto bene e alla tua portata ma, comunque sia, ti sei già fermata al ristorante, allora perchè?

Nella canzone un pò la risposta c’è, ma non te la svelo adesso, preferisco che quando hai finito di leggere o anche adesso,  la ascolti per trovare la risposta.

La mia risposta te l’ho già data, ma la ripeto: la crescita è la causa, raggiungere gli obiettivi una conseguenza:

non diventi più “grande” perchè raggiungi un obiettivo ( ma è importante farlo!!),

ma raggiungi un obiettivo perchè sei diventata più “grande”:

perchè sei cresciuta.

Devo chiudere l’articolo e lo faccio così, duro e crudo.

Noi tutti abbiamo un pò delle idee romantiche sulle cose, così abbiamo un immagine della crescita come di una cosa semplice, bella e naturale.

C’è chi pensa ad un bambino che cresce, magari pensi ad un fiore o solo al listino di borsa, ma pensare a qualcosa che cresce ci mette sempre di buon umore: la vediamo come una cosa bella.

Allora perchè facciamo così tanta fatica a far crescere la nostra vita?

Perchè ci manca un pezzo della storia, che nessuno ti dice, ed è quello che ci frega.

Crescere è bello, un bambino che cresce è bello, un fiore è bello e anche il listino di borsa che cresce lo è a suo modo, ma quello che nessuno ti dice o, se te lo dice non lo ascolti, è che la crescita è anche dolorosa.

Non mi riferisco al “dolore” nel senso di sforzo o impegno anche, ma ad un altro tipo di dolore: vuoi sapere qual è o vuoi provare ad indovinare?

Perché crescere è, anche, doloroso?

Puoi dirmi la tua in pvt o commentando sotto, poi ti dirò anche io come la penso: che ne dici?

La Verità è che l’articolo è finito, ho scalato la mia montagna senza fermarmi al ristorante, posso darmi una pacca sulla spalla e un piccolo premio.

( ah: premiarsi quando si raggiunge qualcosa è un modo per avvicinarsi alla realizzazione degli obiettivi 😜).

obiettivi inizio anno

Paride G.

 

 

 

Il Valore dell’improvvisazione e la bufala del qui ed ora.

qui ed ora

Il Valore dell’improvvisazione e la bufala del qui ed ora.

A Torino, due martedì al mese, ci alleniamo in quella che può essere considerata la caratteristica più importante per fluire con la vita ed essere nel famoso “qui ed ora“: improvvisare.

Avrai notato che prima dico che il “qui ed ora” è una bufala poi il suo contrario e allora ti starai chiedendo: ma questo “qui ed ora” esiste o non esiste?

Bella domanda!

Sulla nozione di tempo e sul suo scorrere, se passato e futuro esistano o se non esista, piuttosto, solo il qui ed ora, sono stati scritti fiumi di parole, e non ho scritto “fiumi” a caso: che sia un indizio?

Non ti perdere, stai presente.

Stiamo parlando di improvvisazione, della sua importanza e di come ci alleniamo il Martedì suonando le percussioni in cerchio ( Drum Circle ).

Eckart Tolle ripete allo sfinimento, come fa anche Salvatore Brizzi, solo per citarne due, che esiste solo questo momento: esiste solo il momento presente.

Da questa convinzione derivano i loro insegnamenti, che si possono riassumere “nell’allenarsi alla presenza”.

Più o meno gli esercizi sono così: “ricordati di te ogni volta che ti vesti” “ti svesti , “attraversi una porta”, “fai la doccia” e così via.

Sbagliano? Assolutamente no, allenarsi alla presenza è un’ottima pratica, ha numerosi risvolti positivi, ma non può essere “la pratica”.

Se come dice Tolle, esiste solo il momento presente,  io mi faccio una domanda:

quando divento consapevole del momento presente, quello stesso momento esiste ancora?

…..

E quanto dura un momento?

…..

Respira, rileggi e lasciati intrigare dai paradossi del tempo.

…..

Esiste ancora l’attimo presente quando te ne rendi consapevole?

…..

No che non esiste: non può esistere come attimo presente.

Quando ti fermi e dici ” adesso sono nell’attimo presente” beh, quell’attimo a cui ti riferisci non c’è più, se mai c’è stato, perchè ha lasciato spazio agli altri attimi presenti.

Se dico che esiste quest’attimo presente, questo significa che non possono esistere quelli “dopo”: dire che questo è l’attimo presente significa bloccare il fluire dell’esistenza, ma la vita non può essere congelata.

Per fermare la vita ci affidiamo alle fotografie che,  con tutti i loro limiti, ci danno l’illusione di poter fissare il “qui ed ora” in un fotogramma.

Anche i ricordi hanno la stessa caratteristica, ma sia la fotografia che i ricordi hanno un limite: sono solo rappresentazioni di un qui ed ora che non c’è più, il quale era molto più vasto e diverso di quello immortalato in una foto o nella nostra memoria.

Quindi, quando fai degli esercizi di presenza, non sei mai nel qui ed ora, semplicemente perchè non esiste nessun qui ed ora.

Possiamo dire che sei in un qui ed ora che fluisce, un susseguirsi di qui ed ora, ma non c’è un qui ed ora.

Che cosa significa allora improvvsare? Perché è essenziale? Perché è diverso dalla presenza?

Prendiamo ad esempio gli improvvisatori per eccellenza, almeno nell’immaginario collettivo: i jazzisti.

Se suono Jazz e devo improvvisare, di sicuro mi servirà essere presente a me stesso e a quello che sto suonando perché, se mentre suono penso a tutt’altro, sarà difficile suonare bene e, sopratutto, improvvisare.

Allora cosa serve per improvvisare, oltre alla presenza?

Serve la tecnica,  essersi fatto il mazzo per interiorizzare e rendere automatici quante più “cose” possibili, ed è per questo che non si smette mai di studiare.

Per poter fluire con  lo scorrere della musica ho bisogno necessariamente di non pensare alla musica, di non pensare alla tecnica.

Se mentre suono penso a come si fa un accordo o ad altri aspetti tecnici, la mia capacità di improvvisare sarà limitata, se non nulla.

Ora mi dirai: ok ma perché dovrebbe interessarmi visto che non suono ne tanto meno sono un jazzista?

La risposta è semplice, caro Watson: ti interessa perchè vivi, perchè vivere è fluire e perché, per fluire,non puoi che improvvisare.

Oppure, ed è ciò che accade molto di frequente, possiamo vivere una vita congelata, non perchè siamo nell’attimo presente, ma piuttosto perchè la viviamo come fosse una tecnica.

Le cose stanno più e meno così: moltissime persone cercano la soluzione ai loro “problemi” nelle tecniche, ma le tecniche possono sortire l’effetto opposto e da soluzione diventare il problema.

Mettiamola così: più o meno tutti i nostri problemi o difficoltà o, più semplicemente, l’insoddisfazione per la nostra situazione attuale, possono essere raggruppati sotto un unico nome : congelamento.

Per brevità: per congelamento intendo dire che ci siamo allontanati dalla vita, dalla spontaneità della vita e dal suo fluire.

La razionalità, insieme al non essere presenti a noi stessi, è la patria del congelamento.

Siamo congelati prima di tutto con noi stessi e poi, a cascata, lo è tutto il resto: le relazioni sopratutto.

Allora, se questo è vero, se abbiamo bisogno di scongelare, si capisce che attraverso le gelide tecniche razionali difficilmente riusciremo nell’intento.

Le tecniche non servono allora?

Certo che servono, dandogli il giusto peso e sopratutto fare come i jazzisti, che studiano le tecniche prima di esibirsi, ma quando si esibiscono non ci possono ne devono pensare.

Qual’è il problema?

É che per improvvisare dobbiamo riuscire a staccarci dalle certezze e riuscire a sostare nel vuoto, nel vuoto che c’è tra una nota e l’altra.

Questo è il punto: la razionalità, il programmare, il prevedere, lo studiare quella o quell’altra tecnica di comunicazione, sono tutte soluzioni che mettiamo in campo per mitigare la paura dell’ignoto.

“Adesso cosa dico?” “Adesso cosa faccio?” “Se mio marito dice X allora io devo rispondere Y, così ho letto in quel libro” e gli esempi possono essere infiniti.

Riassumendo e concludendo: le tecniche servono, ma se congelano l’interazione allora no.

Serve invece allenarsi a stare nel momento presente, ma però rischi di esporti all’incertezza: manca un ingrediente.

L’ingrediente segreto sono i Principi Attivi .

I principi attivi sono quello che c’è prima della tecniche.

Immagina di avere i mattoncini della Lego con i quali puoi costruire innumerevoli forme, pur avendo a disposizione “solo”  5 o 6 tipi di mattoncini.

Nella nostra narrazione, i 5/6 tipi di mattoncini sono i Principi Attivi, mentre tutte le forme che ci puoi costruire, sono le tecniche.

Conoscendo  e padroneggiando i Principi Attivi puoi costruire tutte le tecniche che vuoi, ma lo puoi fare mentre interagisci e sopratutto mentre sei presente.

Uso spesso un’altra metafora per illustrare il concetto: conoscere i Principi Attivi, che sono pochi e semplici, ti permette di entrare nella Matrix: nella cabina di controllo e comando.

Dalla combinazione personale e varia dei Principi Attivi puoi ricavare tutte le melodie che vuoi, diventi un compositore o, come si usa dire: il costruttore della tua vita.

Però c’è un aspetto che non abbiamo risolto: la paura dell’incertezza.

Senza dilungarmi troppo: la paura dell’incertezza, che tentiamo in tutti modi di allontanare da noi, ma insieme allontaniamo l’essenza del vivere, è essenzialmente rifiuto della morte ed è, in ultima analisi, l’ego che ha paura di morire, ma mi fermo quì.

Solo questo: la paura dell’incertezza la puoi solo accettare, ma la buona notizia è che la puoi mitigare allenandoti ad improvvisare, ed è quello che facciamo il martedì.

Questo è uno dei motivi che mi ha fatto chiamare la mia attività con le percussioni ” Drum & Coach”, perchè suonare in cerchio è come fare coaching e lo consiglio vivamente a chiunque faccia dei percorsi di crescita, a chiunque voglia provare a scongelarsi un pò.

Qual’è il punto di contatto tra tutto questo discorso?

Che durante i Drum Circle, non essendo noi musicisti, non conoscendo quindi la tecnica musicale, ma volendo improvvisare, usiamo uno escamotage: la tecnica viene sostituita dalla convergenza di tutti i presenti verso il battito di base sempre presente durante ogni drum circle.

Il battito di base o groove fondamentale è per noi quello che i Principi Attivi sono per la vita e le relazioni: sono i nostri mattoncini lego con i quali costruiamo tutti i ritmi che, improvvisando, sgorgano da noi spontaneamente, se e solo se accettiamo di non saper prima cosa suoneremo l’attimo dopo.

drumandcoach@effettozen.com per prenotare il martedì.

Relazioni Dinamiche : per iniziare ad approfondire.

Paride.

 

 

DARSI IL PERMESSO di vivere anche ciò che giudichiamo negativo [ Relazioni Dinamiche ]

DARSI IL PERMESSO di vivere anche ciò che giudichiamo negativo.

Molte persone che iniziano dei percorsi di crescita hanno come obiettivo che si vogliono liberare da qualcosa: da un atteggiamento, da un comportamemto, da uno stato d’animo persistente ( almeno ai loro occhi ) o da qualche emozione negativa ( anche se le emozioni sarebbero neutre, negativa/positiva è un’etichetta nostra).

darsi il permesso

Facciamo un esempio: mi voglio liberare della pesantezza e, di conseguenza, voglio sentirmi e/o sperimentare la leggerezza.

Ci si può provare, si possono usare tecniche di vario tipo come mantra, visualizzazioni e/o controllo dei pensieri.

Si possono indagare le cause della pesantezza, si possono indagare anche i nostri pensieri riguardo alla pesantezza e sul perché la giudichiamo negativamente.

Insomma si possono fare tante cose per provare a spostarsi da un opposto all’altro, ma quello che succede più facilmente è che, scappando da un opposto, non facciamo altro che tirarcelo dietro sottotraccia.

La leggerezza non sarà mai veramente tale se sotto sotto la pesantezza la inquina, diciamo così.

É come avere un bel laghetto di acqua limpida in superficie che però è inquinata perché nella falda sono presenti sostanze nocive.

L’acqua ci sembra pulita, ma non lo è.

Una persona si atteggia e si mostra leggerra, ma non lo è.

Allora cosa voglio dire in questo breve articolo?

Un cosa semplice, ma allo stesso tempo difficile:

darsi il permesso di essere pesanti, di essere anche pesanti.

darsi il permesso

Non è la pesantezza ad essere il problema, ma è il tuo resistere ad essa che la rende “pesante”.

Non potrai mia essere veramente leggero ( felice, gioiso, ect etc etc ) se non accetti prima di essere anche pesante ( triste, cupo, etc etc etc).

Datti il permesso di essere quello che rifiuti di essere, totalmente e senza giudizio.

darsi il permesso

Paride.

relazionidinamiche@effettozen.com

 

 

 

 

 

Il gratta e vinci della spiritualità (prima parte) [Relazioni Dinamiche]

il gratta e vinci della spiritualità

il gratta e vinci della spiritualità

Perché la spiritualità è per molti il gratta e vinci della vita?

Mi è venuta in mente questa frase un giorno mentre riflettevo su una storia che mi ha raccontato un’amica.

In sintesi: questa persona ha un figlio che manifesta un sintomo, in questo caso è la bulimia ma, per quello che riguarda questo articolo, potrebbe essere qualsiasi altro sintomo, problema o difficoltà.

Con mio grande stupore il seguito della storia è stato  a dir poco spiazzante

perchè di fronte alle domande:

“hai cercato di capire l’origine di questo disagio”?
“il padre è presente o  assente?”
“com’è la relazione di coppia?”
e altre domande più o meno simili per indagare un po’ il contesto relazionale nel quale si è generato il sintomo

mi sono sentito rispondere:

“il padre è assente, abbiamo portato il ragazzo in psicoterapia e io ho iniziato un percorso spirituale fatto di meditazione, yoga e recitazione di alcuni mantra.

il gratta e vinci della spiritualità

Ora sia chiaro, io faccio il Coach e non mi occupo di curare dei sintomi, ma posso occuparmi del contesto nel quale il sintomo s’è generato, che spesso è anche la scelta più saggia, perché agire sul sintomo può creare acora più problemi.

Ma torniamo alla nostra storia: perché sostengo che la spiritualità è come un gratta e vinci per la vita?

Mettiamo che hai un grosso debito da pagare, che cosa fai?

Credo che per prima cosa c’è da essere consapevoli di come s’è generato, poi si cercheranno delle soluzioni per provare ad estinguerlo, giusto?

A nessuno verrebbe mai in mente di affidarsi alla fortuna e buttarsi sul  gratta e vinci sì,  può anche essere che ogni tanto tenti la fortuna, perché no, ma nel frattempo sarebbe meglio adottare una strategia più seria, diciamo così.

Allora perché se nella vita hai un “debito”, come un problema con un figlio, con un partner, con il datore di lavoro, con un dipendente o un collega e, a maggior ragione, con te stesso, pensi di poterlo “pagare” meditando, con la frequenza del grande OHM o con le vibrazioni di un mantra?

Allora perché c’è questa corsa alla spiritualità: cosa sta succedendo?

il gratta e vinci della spiritualità

Io una mia idea c’è l’ho bella chiara ma la esporrò nel prossimo articolo perché prima voglio affidarti a chi ne sa più di me, per questo metto il link a questo articolo di Fabiana Fondevila citato su Jung Italia.

In sintesi l’articolo spiega molto bene come la sete di spiritualità sia, o possa essere, sovente, una fuga dalla profondità dell’esperienza umana, che viene chiamata bypass spirituale.

Lo psicoterapeuta Robert Masters nel suo libro ‘Bypass Spirituale’ scrive:

“Quando la Spiritulità ci sconnette da quanto è veramente importante dice che la nostra difficoltà a tollerare e far fronte alla nostra ombra personale e collettiva è la spinta che ci conduce a cercare la spiritualità come rifugio o soluzione facile ai nostri problemi.

il gratta e vinci della spiritualità

In questo caso, le Pratiche o ciò in cui crediamo non aiutano ad elevarci ma soltanto ad evitare il faticoso transito dentro l’esame di noi stessi e l’auto osservazione, a zittire la voce interiore che ci dice che qualcosa non va, a nascondere sotto il tappeto i conflitti e le difficoltà che chiedono di essere affrontati.”

Nell’articolo si fa riferimento sopratutto alla conoscenza di se stessi o consapevolezza,  ma lo stesso discorso è valido per tutte le relazioni e così torniamo all’inizio: se ho delle cose che non vanno in famiglia, con un figlio, con il partner o con un genitore e cerco di risolverli solo attraverso un cammino spirituale allora forse ci tornano buone le parole di Masters “…rifugiosoluzione facileevitarezittirenascondere…”

il gratta e vinci della spiritualità

L’articolo è volutamente provocatorio perchè non sono contro la spiritualità o contro i cammini di consapevolezza a prescindere anzi, li ritengo molto utili solo e solo se sono accompagnati anche da un approccio che aiuti ad andare dentro le storie invece di allontanarsene.

L’articolo è finito, spero che ti sia piaciuto, che ti abbia anche smosso delle cose e che ti abbia incuriosito.

Se fosse così allora nel prossimo potrai sapere più nel dettaglio la mia idea sulla spiritualità  e su come trovare una strada per occuparci delle situazioni senza allontanarcene.

Se vuoi commentare o condividere l’articolo sei il benvenuto, se vuoi approfondire puoi iniziare da questo link a Relazioni Dinamiche.

Paride.

Cucinare le Relazioni : ricetta veloce.

relazioni

Cucinare le Relazioni : ricetta veloce.

relazioni

Tirare fuori le relazioni dal freezer

Aspettare che si scongelino

► [ Consiglio dello chef: applicare un metodo per accelerare il processo. ] ◀︎

Osservare che cosa emerge durante lo scongelamento.

Ora ci sono due alternative :

1) Ti spaventi e rimetti tutto in freezer

relazioni

2) Hai fame e sei stanco di mangiare surgelati : allora vai avanti.

Rimescola gli ingredienti emersi dopo lo scongelamento

Aspetta di vedere il risultato

Assaggia lentamente

►[ Consiglio dello chef: assaggiare più volte per abituare il palato alla nuova combinazione ] ◀︎

Non ti piace il risultato?

1) rimettti tutto in freezer:  entra in sciopero della fame.

relazioni

2) rinuncia: stacca il freezer e scappa. Ma dove vai?

3) Allora rimani e vedi un po’ cosa puoi fare.

Paride.

Relazioni Dinamiche

Sii felice e spontaneo : Relazioni Dinamiche.

Relazioni Dinamiche e i paradossi della comunicazione che ci incasinano la vita: “sii spontaneo” e “sii felice”.

Una delle cause della staticità delle relazioni e anche del loro essere causa di sofferenza risiede in alcuni controsensi presenti nelle pieghe della comunicazione.

Non è colpa di nessuno, ma ci sono dei meccanismi che sembrano fatti apposta per abbassare l’autostima di chi li subisce e per limitare qualsiasi spazio di manovra.

Ho detto “chi le subisce

sii felice

perché tra adulti puoi avere la scelta di andartene o di provare a fare qualcosa ma, se sei figlio, alunno o un dipendente è più difficile sottrarsi.

Uno dei paradossi più “efficaci” per ingarbugliare le relazioni è proprio il “sii spontaneo” che può diventare un perfido “sii felice”, come se si potesse essere felici o spontanei a comando.

Essere costretti ad essere spontanei sono due istanze inconciliabili.

“Essere spontanei ubbidendo ad un ordine è tanto impossibile quanto dimenticare intenzionalmente qualcosa o scegliere di dormire profondamente.

°O si agisce spontaneamente, quindi di propria iniziativa,

°oppure si esegue un ordine e in questo caso non c’è alcuna spontaneità. ”

“É l’abusato ma illuminante esempio di quella madre che pretende dal figlio non solo che egli faccia i propri compiti, ma che li faccia anche volentieri.”

Nel puritanesimo si diceva: “É tuo dovere non fare nulla di piacevole”; quì invece la definizione viene rovesciata: “il tuo dovere devi farti piacere”.

“Che cosa si può fare dunque?,

ed è una domanda puramente retorica, perchè non c’è via d’uscita.

“Che cosa può fare la moglie il cui marito esige non solo continui rapporti sessuali, ma che lei ne ricavi ogni volta piacere?”

sii felice

“Cosa si può fare nei panni di quel ragazzo che deve fare volentieri i compiti?”.

“Si arriva alla conclusione che con se stessi o con il mondo c’è qualcosa che non va.

Ma poichè nel contrasto con il mondo si ha quasi sempre la peggio, si è praticamente costretti a cercare la colpa in se stessi.”

sii felice

“Provate semplicemente a immaginarvi di essere nati in una famiglia nella quale, per una ragione qualsiasi, la felicità sia un dovere.

Più precisamente, una famiglia in cui i genitori hanno fatto proprio il principio che l’animo lieto del figlio è la più evidente riprova del loro successo pedagogico nei sui confronti.( P. Watzlawick : Istruzioni per rendersi infelici )

Ti lascio con questo esempio per  riflettere sulla  storia passata, dove siamo cresciuti, e magari su quella attuale se hai famiglia o se sei in coppia.

Ma il paradosso del “sii spontaneo” o “sii felice” lo abbiamo introiettato così bene che continuiamo ad usarlo con gli altri, figli o partner che siano, ma sopratutto lo facciamo con noi stessi.

Non c’è più bisogno di qualcuno che c’è lo ordini, lo facciamo da soli anzi, l’imperativo sii felice è diventato ormai un universale.

sii felice

Se sei un po’ triste o, peggio ancora, depresso, ti giudichi e condanni da solo, ti senti sbagliato in un mondo di felicità ostentata, come ti permetti di essere un po’ giù di corda? Ma ostentata a quale prezzo?

L’articolo avrà un seguito, se vuoi continuare a leggere puoi lasciare la tua mail, puoi anche scrivermi o commentare: che cosa ti ha suscitato leggere queste righe: “ti sei riconosciuto”? ; “vedi come questi paradossi siano come delle catene invisibili? “

Io credo, sia per esperienza diretta che per formazione, che andare verso un mondo felice a comando sia non solo un’utopia, ma anche la causa di un aumento della tristezza che, proprio perché rifiutata, diventa depressione.

Cosa fare allora?

La mia proposta è un percorso fuori dagli schemi, Relazioni Dinamiche o S.o.s. Relazioni proprio per recuperare tutto ciò che il sii felice ha escluso. 

I percorsi olistici spesso fanno l’esatto contrario e vanno nella stessa direzione del “sii felice”: adesso non è più tua madre a dirtelo, ma siamo sicuri sia cambiato qualcosa?

sii felice

Il rischio è quello di vivere una vita un po’ superficiale: scapppiamo  da una gabbia che abbiamo sentita stretta ( famiglia ,religione, scuola, etc ) per andare in un altra che ci sembra diversa ma che, a guardar bene, ha gli stessi limiti dell’altra.

Prima poteveli prendertela con qualcun altro, ma adesso che fai tutto da solo con chi te la prendi?

Relazioni Dinamiche è un percoso teorico e PRATICO per uscire dalla gabbia e vivere relazioni più libere e profonde.

Dentro la gabbia non c’è libertà e non c’è profondità.

Relazioni Dinamiche

Superficie e profondità

S.o.S. Relazioni

 

Ansia nelle situazioni o relazioni troppo chiuse o troppo aperte. [ Relazioni Dinamiche ]

ansia

L’ ansia nelle relazioni troppo chiuse o troppo aperte.

ansia

 

Claustro_fobia : paura o ansia per gli spazi chiusi/stretti.

Agora_fobia: paura o ansia per gli spazi aperti/larghi.

Oscilliamo tra situazioni che sentiamo strette, chiuse, compresse, solide, pesanti e senza via d’uscita,
ad altre che sentiamo larghe, aperte, liquide/gassose e senza punti di riferimento.

Nel primo caso sperimentiamo soffocamento, nel secondo smarrimento: in tutti i casi proviamo ansia.

Le persone iniziano percorsi di crescita perchè partono, quasi sempre, da situazioni strette, situazioni che sentono non essere più nutrienti, situazioni che sentono essere soffocanti. ( ma si parte anche dall’opposto )

Può essere che sentiamo stretta la vita in generale, oppure un lavoro, una relazione di coppia, con i figli, un progetto e qualsiasi altra cosa possa venirti in mente, non ultima, spesso, è la relazione con noi stessi che sentiamo stretta.

Quello che succede però è che quando iniziamo ad allontanarci dalla situazione claustro_fobica iniziamo a sentirci smarriti, spaesati e spaventati: non abbiamo più punti di riferimento e sentiamo forte la spinta a tornare indietro.

Questo è probabilmente la parte più importante e sottovalutata di ogni processo di cambiamento, mi spiego meglio: noi vorremmo magicamente passare da una situazione ad un altra, saltando a piedi pari la fase di transizione, perchè?

Perchè facciamo difficoltà a sostare nell’incertezza, abbiamo paura dell’ignoto e vorremmo che nella nuova situazione siano ancora presenti i vantaggi che comunque avevamo in quella precedente.

ansia

La transizione è il periodo più difficile e non possiamo prevedere prima quanto potrà durare, qui serve farsi legare all’albero maestro come fece Ulisse per resistere al canto delle sirene.

Come “cantano” le sirene?

Cantano canzoni nostalgiche, canzoni che dicono come era bella la situazione dalla quale vorremmo distanziarci e quanti vantaggi ci dava, non era poi così male, no? Allora perchè volerla cambiare?

Quello che le sirene non ci cantano e ci tengono nascosto sono invece i limiti che c’erano, le ristrettezze e le difficoltà.

Qui siamo nel regno dell’ambivalenza e dell’indecisione.

Questo è il momento più importante, difficile e sottovalutato, il momento decisivo nel quale si vede quanto siamo convinti, quanto siamo decisi, quanto riusciamo ad usare la nostra sana aggressività.

Se non abbiamo ben chiaro il nostro progetto, cosa ci guida, quali sono i valori e le convinzioni che abbiamo e che tipo di vita vogliamo vivere, allora qui torniamo indietro, accampando mille scuse e accuse, spesso attribuite agli altri e quasi mai a noi stessi.

Concludendo, come spesso faccio notare, la crescita non è un passare da un opposto ad un altro, in questo caso passare da situazioni chiuse ( soffocamento ) ad altre aperte ( smarrimento ), ma piuttosto si tratta di un bilanciamento, di una integrazione degli opposti, possiamo dire che:

posso stare in situazioni chiuse, senza sentirmi soffocato,
posso stare in situazioni aperte, senza sentirmi smarrito.

Come si fa?

-Mentre sto nelle situazioni chiuse ho un metodo, una visione, un modo di fare etc, che fanno in modo che la situazione “chiusa” sia in un continuo rinnovamento.

-Mentre sto nelle situazioni aperte/incerte conservo dentro di me dei punti fermi, dei valori, dei principi che sono come una bussola che mi permette di navigare acque sempre diverse senza spaventarmi, senza scappare e senza distruggere.

Quello che succede più spesso in realtà è che scappiamo dalle situazioni chiuse/compresse senza trasformarle, senza darci il tempo della transizione.

Le facciamo saltare per aria, le distruggiamo come bambini capricciosi che si sono stancati di un giocattolo; poi ne ricostruiamo di nuove, salvo accorgersi dopo un pò che tanto nuove non sono, se non in superficie, e la giostra continua a girare.

La vita è un continuum tra le polarità, un continuo fluire, un continuo passare dalla certezze, dalla solidità, dalla terra alle incertezze, alla liquidità , al cielo.

Proprio nel vuoto, proprio nel cielo possiamo trasformare le cose, rinnovarle, rivederle, ricombinarle, una volta fatto questo possiamo tornare alla terra con nuovi progetti e visioni, che a loro volta diventeranno ancora stretti, quindi pronti per altre trasformazioni.

L’ingrediente che più di tutti ci manca e che va “allenato” e rinforzato è la capacità di far morire i vecchi equilibri,

ansia

la capacità di metterli in discussione, la capacità di prevedere, prima che ci scoppino in mano, che anche nel massimo del loro fulgore hanno già i semi/segni di cedimento.

Se senti la spinta a metterti in viaggio, vuoi far morire il bruco e diventare farfalla, contattami senza indecisione 😊: non sai cosa potrà succedere, mentre sai benissimo cosa succede se continui a non fare niente.

Link: Relazioni Dinamiche .

Paride Galavotti

Cell. 3332208735

mail. coaching@effettozen.com

Skype. paridegalavotti