Perché la coppia scoppia all’ikea o in vacanza? [ sos relazioni ]

coppia scoppia

Perché la coppia scoppia all’ikea o in vacanza? [ sos relazioni ]

La coppia scoppia anche in Vacanza, ma ancor di più nella diabolika Ikea.

( A dire il vero, mi perdonerai, ma questo è più che altro un articolo ironico, mentre quello “vero” è a questo link https://effettozen.com/perche-le-coppie-litigano-all-ikea-relazioni-dinamiche/ .  ) 

Tempo fa avevo scritto un post su Facebook che più o meno diceva così: “le coppie vanno all’Ikea perché hanno perso le istruzioni“.

Era una battuta, una freddura che voleva sottolineare un fatto: stare insieme e andare d’accordo è più difficile che montare un mobile dell’Ikea senza istruzioni, ed è meglio così, altrimenti sai che noia.

Oggi però voglio scrivere un articolo più specifico, partendo dal presupposto che la coppia scoppia 

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più facilmente all’Ikea o in vacanza, almeno così sembra.

Anche per te è così?

Se devo andare all’Ikea faccio in modo di andarci da solo, così trasformo un’occasione di crisi in un’opportunità perché, se riesci a rimanere centrato, è un’esperienza d’avvero illuminante.

É come essere al centro dell’uragano e la tempesta perfetta sta per arrivare.

Posso osservare i vortici intorno a me senza farmi travolgere e, per differenza, mi sento un po’ più felice di quando sono arrivato e una vocina in testa mi dice “vai che l’hai scampata” e faccio un bel respiro soddisfatto.

Osservo le coppie  all’entrata e già al reparto divani posso vedere i primi segnali di divorzio.

Quando arrivano alle  lampade non c’è più speranza di ricomporre le fratture, si è come spenta la luce della ragione e vengono a galla rancori e sospesi fino alla quinta generazione, che neanche Dario Argento.

Poi alle casse la disfatta: la Caporetto della coppia.

Guardo quel che n’è rimasto, fasci di nervi che camminano come zombi che neanche strisciare la Mastercard riesce a placare anzi, spendere sempre  più del previsto per tutte le cazzate che anche questa volta 😂 hai messo in borsa preso dal raptus ,non fa che dare il colpo di grazia.

Ma non tutto è finito: c’è un finale a sorpresa.

Gli  Svedesi sono un popolo evoluto e conoscono i problemi della vita, così ti piazzano il reparto cibo proprio dopo le casse.

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Tutto quel cibo svedese ti appare d’un tratto irresistibile no, non sono le lasagne della nonna, ma in quel momento non puoi resistere.

Il buco emotivo che il percorso di guerra ti ha lasciato deve essere riempito con qualcosa, fa niente se sono schifezze.

Del cibo come soluzione scriverò un altra volta , non avevo detto che avrei parlato del perché si litiga all’Ikea o in vacanza?

Mi sono fatto prendere la mano, così continuerò l’articolo nei prossimi giorni, facciamo che questa è la prima parte. 

Nel frattempo potresti iniziare a rifletterci

Che cosa hanno di uguale o di diverso queste due esperienze?

Perché è più difficile andare d’accordo all’Ikea o in vacanza?

Qual’è la tua esperienza?

Ci sono altre occasioni altrettanto pericolose per gli equilibri? della coppia?

Per adesso ho finito, spero ti sia piaciuto e che vorrai dire la tua nella forma che preferisci.

S.o.S Relazioni è una consulenza rapida, anche on-line per aiutarti a comprendere meglio la situazione nella quale ti trovi, così da poterla sbloccare e trasformare.

Affrontare e gestire meglio relazioni difficili, insoddisfacenti o in crisi è il centro della consulenza.

⌘Rapida perché il primo obiettivo è dare una scossa a situazioni bloccate, nelle quali ci si sente impotenti, incastrati e senza via d’uscita.

⌘ On- line per venire incontro a problemi di tempo e di lontananza.

P.s.

Inizialmente volevo iniziare questo articolo con un titolo più provocatorio e ironico: 

“vuoi chiudere la relazione ma non sai ne cosa dire, ne come fare? “

Una soluzione c’è.

Portala in vacanza al mare e, quando siete là , in un giorno di pioggia la inviti, candidamente, ad andare all’Ikea.

Lei sarà piacevolmente sorpresa perché inconsapevole del tuo diabolico piano.

Scherzi a parte , al prossimo articolo.

Paride.

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Paride.

L’ansia nel 2018: Zerocalcare e gli studenti al campus Einaudi di Torino

Quando ti fai guidare dall’istinto, puoi stare certo che quello che arriva avrà una sua coerenza con il tuo percorso di vita e con il punto nel quale ti trovi: così è stato ieri.

Ieri, appunto, sono andato al Campus Einaudi a Torino ad ascoltare Zerocalcare che presentava il suo libro “Macerie ( prime ) sei mesi dopo” per poi rispondere alle domande degli studenti.

Entrare all’università è una cosa che mi ha sempre emozionato, poi ieri eravamo all’aperto, il cielo sereno e  tanti giovani.

Mentre aspettavo, non so bene perché,  le emozioni si impastavano con le riflessioni: riflessioni su di me, sul periodo che stiamo vivendo, sul futuro di questi ragazzi,  sui loro sogni, sulle loro speranze e preoccupazioni.

Non posso negare che ho pianto un po’ 😥, non è che mi sono messo a frignare, ma semplicemente un paio di lacrime mi hanno solcato il volto e ho sorriso perché erano lacrime felici.

Che periodo storico è questo per loro?

Con che cosa si misurano?

Cosa c’è di diverso, a parte cose esteriori e banali, rispetto a 30 anni fa, quando io avevo 20 anni?

Ora non farò un articolo lunghissimo per cercare di dare risposta a queste domande, parlerò solo un po’ dell’ansia e di poco altro. 

Non ho letto i libri di Zerocalcare anche se lo farò a breve, non conoscevo bene neanche i titoli e proprio il titolo è stata la prima cosa che mi ha colpito, la prima risposta:  “Macerie Prime”.

Macerie Prime è un chiaro gioco di parole, un allusione alle Materie Prime ora, uno degli aspetti che sottolineo di più, con le persone che si rivolgono a me, è proprio il fatto che le macerie della nostra vita, le cose che non vanno e i problemi sono proprio le materie prime sulle quali ri-costruire, mentre il problema è che quasi tutti non vogliamo averci a che fare perché le consideriamo, appunto, solo macerie, materiale di scarto.

Poi, l’altra cosa che mi ha colpito è stato questo continuo emergere della parola ansia.

Che cos’è l’ansia?

Perché ci viene?

Quale messaggio porta con se?

L’ansia della quale parlavano gli studenti era riferita allo stato d’animo prima di un esame oppure per il futuro in generale.

Ansia e angoscia hanno la stessa radice, “angustus”, che significa stretto. Anche angina ha la stessa radice infatti , quando ti viene, ti senti come soffocare. Quindi l’ansia è come un messaggio che ti dice che la tua vita è stretta, un po’ chiusa e statica.

Ci sta che quando devi sostenere un esame ti venga l’ansia proprio perché è una situazione chiusa, con delle sue regole certe: o hai studiato oppure non passi o passi con un voto basso.

Quando la nostra vita è troppo normata, troppo regolamentata o troppo razionale, l’ansia te lo dice, ma la soluzione non è solo farsela passare, piuttosto usarla come Materia Prima e non Maceria prima.

L’ansia ci interroga su come è la nostra vita oggi e su cosa posso fare per migliorarla, quali elementi mancano o sono carenti e così via.

Poi c’è l’angoscia da futuro; che cosa farò? Troverò lavoro? Riuscirò a fare ciò per cui sto studiando?

Questo tipo di ansia non è per le cose chiuse e strette, ma piuttosto è perché le cose sono liquide, indefinite e incerte: larghe. 

Come puoi vedere sto parlando di due opposti, facce diverse della stessa medaglia e, integrare gli opposti, è la base del mio lavoro di coach, perché le persone oscillano spesso tra gli estremi, ma trovare la via di mezzo è la soluzione.

Siamo passati da una società che era molto chiusa e piena di regole: in famiglia, in chiesa, a scuola o dove ti pare, e questo generava ansia e angoscia, perché così si vive male.

Forse hai vent’anni e non hai vissuto questa chiusura.

Da un po’ di anni invece molte regole o gabbie sono saltate, c’è stato uno spostamento da un maschile chiuso ad un femminile aperto, e mentre prima l’ansia era da soffocamento, ora è da spaesamento .

( ho scritto un articolo su questo, lo trovi qui ) 

Come se ne esce?

Cosa si può fare?

L’ansia, più semplicemente, al di la dei contenuti, è sempre uno scollamento tra il corpo e la mente, si crea come uno spazio vuoto nel quale possono nascere le preoccupazioni per l’esame o per il futuro, quindi quando sei presente non c’è posto per l’ansia.

Allora tutte le pratiche sulla presenza possono essere d’aiuto, ma io non credo che da sole possano bastare si, possono dare una mano, ma spesso non sono risolutive, cos’altro serve?

Agire, fare qualcosa ed essere presenti a quello che si sta facendo è un altro modo.

Ma la cosa forse più importante è la costruzione di quelli che chiamo punti fermi, che mi permettono di non farmi travolgere dagli eventi “stretti”, così come non mi fanno spaventare per quelli “ampi”.

Come si fa in pratica?

La prima cosa è diventare consapevoli e poi si inizia a fare qualcosa, l’importante è uscire dall’indecisione.

Più stai con i pensieri ansiosi più ti viene ansia; più scappi dall’ansia e più quella tornerà a farsi sentire, fino a quando non l’avrai affrontata come si deve.

L’ansia non è una maceria prima, è unamateria prima, così come tutte le altre espressioni di un disagio, quindi non si tratta di curare una malattia, ma comprendere la strada migliore èla crescita: più la mia vita cresce, più i miei punti fermi sono solidi, meno ansia avrò.

Credo di aver scritto anche troppo e considera che mi sono trattenuto ma, se vuoi approfondire seguimi, oppure mi contatti, oppure lasciamo fare l’istinto, che lui sa che cosa è bene fare, lui sa dove sono le risposte, anche se spesso sono sbagliate ( C. Guzzanti ).

Cosa mi auguro?

Più macerie per tutti così da poter iniziare a costruire la vita come vogliamo e smettere di aspettare che ci cada dall’alto.

Puoi contattarmi a: 

Paride 3332208735

coaching@effettozen.com 


 

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Spazzatura Relazionale: chi la butta? [ SoS Relazioni]

Chi butta la spazzatura? [ s.o.s. relazioni ]

In tutte le relazioni, a partire da quella con noi stessi, si crea sempre, e dico sempre, del “materiale di scarto” o spazzatura relazionale, che  spesso nessuno vuole vedere..

É la stessa cosa che succede con la spazzatura vera: per tanti anni abbiamo fatto finta di non vederla, ci bastava buttarla nel cassonetto e poi non erano più affari nostri.

Ma oggi ci siamo svegliati è sappiamo che era un’illusione, perchè tutti quei rifiuti stanno tornando indietro, contaminano il cibo, l’acqua e l’aria che mangiamo, beviamo e respiriamo.

Allo stesso modo, tutti gli scarti relazionali stanno tornando indietro e stanno contaminando il “cibo, l’acqua e l’aria” che mangiamo, beviamo e respiriamo nelle nostre relazioni.

Far finta che i rifiuti  non ci riguardino non va più bene, ma non abbiamo ancora la stessa consapevolezza per quel che riguarda la spazzatura emotiva/relazionale: ancora facciamo fatica ad accettarne l’esistenza.

Ma questa cecità, questo voler girare la testa dall’altra parte, non funziona più, perché la spazzatura relazionale sta minando alla base tutte le nostre relazioni. in primis sempre quella con noi stessi.

La spazzatura la possiamo vedere come un ostacolo che non vogliamo, oppure come una parte integrante della vita, con il suo valore, che puo’ essere trasformata in carburante per far crescere le cose.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava De Andrè, ma cantare una canzone non è la stessa cosa di applicare veramente la metafora alla nostra vita.

Allora: Chi butta la spazzatura? [ S.o.s. Relazioni ]

in ogni relazione, a partire da quella con noi stessi, si forma sempre, e dico sempre, una parte di scarto;

il problema è che nessuno vuole averci a che fare, fino a quando la discarica non è piena.spazzatura relazionale

Prova a pensare al cibo: quando mangiamo qualcosa che ci piace, come il nostro cibo preferito, non  assimiliamo tutto, non possiamo pensare di trattenere tutto dentro, no?

C’è sempre una parte che dobbiamo scartare, c’è sempre una parte di rifiuto che si crea. Insomma, regolarmente, e se non sei regolare son dolori, bisogna andare in “quel posto”, punto.

É così con il cibo, è così in natura, ed è così in ogni altro ambito della vita.

Le scorie:

  1. vanno buttate.
  2. vanno gestite.
  3. ed è importante cercare di produrne meno.

Purtroppo questa è una verità che non viene quasi mai contemplata, ne accettata e viene nascosta per motivi molto antichi e profondi, che non posso approfondire in questo articolo,

ma puoi iniziare a chiederti:

  • é così?
  • sento che è così?
  • posso riconoscere che è così?
  • o non accetto che è così?

Prendiamo ad esempio la coppia, ma la stessa cosa succede con i figli, sul lavoro, con noi stessi: abbiamo solitamente due grandi categorie:

  1. le coppie che non contemplano neanche minimamente  ci possa essere del negativo ( spazzatura )  nella loro relazione.
  2. le coppie che, all’opposto, vivono “solo” di negativo:  il meccanismo è lo stesso ma invertito.

Nel primo caso la relazione si basa molto sul negare il negativo; nel secondo invece il negativo è il carburante e la base della relazione. ( trovare sempre un pretesto per litigare; addossarsi continuamente colpe; etc)

Sei nel primo o nel secondo caso?

E quale pensi sia meglio?

Verrebbe da pensare che sia meglio vivere solo al positivo, ma non è così anzi, in alcuni casi è vero proprio il contrario.

  • Chi vive in prevalenza di negativo è come si fosse  “allenato” per affrontarlo quando si presenterà veramente.
  • Per chi vive solo di positivo, il presentarsi del negativo potrebbe essere, invece, un evento traumatico che manda all’aria tutto.

La verità è che sono due opposti, due estremi che vanno bilanciati: non possiamo vivere bene solo al positivo, che che ne dicano tutti i sostenitori del pensiero positivo e para-gurate  simili, così come non si può vivere solo al negativo.

Le persone che incontro, sia nel mio lavoro che nella vita di tutti i giorni, hanno spesso molta difficoltà nel  bilanciare e vivere tutti e due gli opposti.

Altre persone hanno la consapevolezza di questo, ma spesso è più una comprensione di testa, intellettuale, che un vero e proprio modo di vivere.

Detta più semplicemente:

sappiamo che è così, ma non vogliamo che sia così.

Perché? Beh, questo in un altro articolo…, oppure scrivimi di te e ne parliamo.

Se viviamo solo al positivo dopo un po’ ci stanchiamo, ci annoiamo, sentiamo che manca qualcosa. Allora ci mettiamo alla ricerca di un altro partner illudendoci che posso cambiare qualcosa.

Oppure quando c’è della spazzatura, non ne cogliamo il significato profondo, la banalizziamo, cerchiamo di non vederla, fino a quando non si ripresenterà, magari sotto altra forma, ma sempre con lo stesso messaggio.

Allora chi inizia a buttare la spazzatura?

Il Coaching Effetto Zen si propone di aiutarti nello smaltimento, ma sopratutto per iniziare a capire come si creano i rifiuti, non per eliminarli, perché non è possibile, ma almeno per ridurli e, ancor di più, imparare a gestirli correttamente.

Ma la cosa più intrigante è l'economia circolare: 

come rimettere nel ciclo produttivo i rifiuti?

Nel nostro caso diventa: come possono diventare i rifiuti una parte importante per far crescere la mia vita e tutte le mie relazioni?

Ho studiato un approccio alle relazioni che ho chiamato: S.o.S. Relazioni, funziona così:

  • facciamo un primo incontro gratuito via Skype, per Torino e non; a Torino anche di persona.

In questo primo colloquio ci conosciamo e vediamo insieme se e come procedere.

Se decidiamo di proseguire allora:

  • faremo altre tre sessioni, sempre su Skype o di persona a Torino.

Gli obiettivi di queste tre sessioni sono molteplici e possono cambiare da persona a persona, ma proverò a riassumerne qualcuno.

  1. Dare una scossa alla  situazione perché magari hai solo bisogno di “vederla” con occhi nuovi.
  2. Capire che cosa è in tuo potere e che cosa puoi fare per migliorare le cose, piuttosto che pretendere dagli altri.
  3. Cambiare qualcosa, anche quella che può sembrare una piccola cosa, può avere degli effetti sorprendenti su situazioni che ci sembravano senza soluzione. ( questo punto corrisponde ad un grande principio: più agiamo sul problema più il problema sembra aggravarsi, e molte volte è così. Per questo si cerca: o di agire in modo diverso, o di agire  non direttamente sul problema.
  4. Scegliere e decidere di fare un percorso più profondo con me, oppure qualche altre cosa che abbiamo capito essere importante per te.

Ho pensato a questo tipo di intervento  breve [ S.o.S.  ] perché molti continuano a rimandare perché non hanno tempo o pensano di non averlo.

Poi ho pensato di farlo anche on-line via Skype, sia per risparmiare tempo, sia perché ho la presunzione di avere competenze efficaci che non voglio limitare alla sola Torino.

L’articolo è finito, spero che in qualche modo ti sia servito e che abbia stimolato la tua curiosità.

Uso sempre una frase per chiudere:

°puoi continuare a rimandare, puoi continuare a fare le stesse cose o addirittura continuare a non fare niente, in tutti questi casi i risultati già li conosci, no?

°oppure puoi uscire dall’indecisione, mi chiami o mi scrivi e noterai che solo fare questa azione ti porterà già giovamento.

Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo  che sono difficili. ( Seneca )

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Chiamami:  Paride 3332208735

Scrivimi: coaching@effettozen.com

Un porto è un’opportunità per chi parte e per chi arriva.

Un porto è un’opportunità  per chi parte e per chi arriva.
Chiudere i porti vuol dire, metaforicamente, ingabbiare la vita, chiuderla e farla morire.
 
Qualcuno si potrà sentire più sicuro con i porti chiusi, ma è solo un’illusione, una finzione.
 
Ogni volta che chiudiamo le porte ad una parte della vita è come se facessimo morire qualcosa dentro di noi.
 
Lo facciamo ogni volta che escludiamo qualcosa o qualcuno, ogni volta che non ascoltiamo l’altro, ogni volta che ci chiudiamo, per paura, nelle nostre pseudo certezze perché, se fossero tali, non avrebbero proprio bisogno di essere protette.
 
La chiusura non fa mai bene ha nessuno, la vita è molteplicità, differenza e diversità, mentre quello che facciamo continuamente è proprio cercare di circoscriverla, di dividerla in pezzi e di far fuori tutto ciò che è diverso da noi.
Se la  vita langue è perché,nel nostro porto,
facciamo attraccare troppe poche cose.
Lo facciamo tutti i giorni e, la chiusura dei porti che ci indigna tanto, altro non è che uno specchio della nostra ombra, uno specchio di tutte le volte che siamo noi a chiudere il nostro porto, così da illuderci di sentirci un po’ più sicuri, ma : 
°è come fare il bagno è pretendere di non bagnarsi,
°è come innamorarsi è pretendere di non farsi male,
°è come vivere e pretendere di non morire un po’ ogni giorno. 
Attenzione però a non sentirci quelli diversi, i migliori, quelli che non chiudono i porti, perché non è così: chiudere, escludere  e dividere la vita è un’operazione che facciamo ogni giorno tutti quanti.
Una domanda  potente potrebbe essere :
° che cosa oggi sto tenendo fuori dalla mia vita?
° da che cosa mi sto difendendo?
° perché?
° e quale risorsa potrebbe esserci in questa esclusione?
Un porto è un’opportunità:
  • per chi è sulla terra ferma di prendere il largo, andare per acqua, lasciare le certezze e navigare la vita.
  • per chi è in mare è l’opportunità di potersi fermare un po’, riprendere fiato e iniziare a costruire qualcosa di solido sulla terra ferma. 

Sono cicli, null’altro che cicli:

non si può vivere sempre e solo di certezze come nella terra ferma,

così come non si può vivere sempre e solo senza punti di riferimento come in acqua.

Se vuoi commentare e dirmi che cosa ti ha toccato di questo articolo, potrebbe essere un’opportunità, no?

Paride.

 

 

Like a Surfer [segui l’onda] Fluire nella vita di tutti i giorni

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Fluire nella vita di tutti i giorni

è un gruppo di sostegno/crescita/coaching rivolto a tutti, comprese le persone che stanno facendo un percorso di coaching con me.

Perchè un gruppo?
Quali vantaggi ci sono?

Domenica 6 maggio alle 15:00 cercheremo di rispondere, il meglio possibile, a queste e ad altre domande e non solo.

crescita ⇢ creazione

libertà ⇢ felicità

Crescita e creazione sono strettamente collegate, possiamo dire che la crescita precede la creazione, oppure che non ci può essere creazione senza crescita.

Allo stesso modo, ma lo vedremo meglio, non ci può essere felicità senza libertà.

Ma ti dirò di più: non ci può essere crescita senza libertà, mentre creazione e felicità sono anche strettamente collegate…..

Per crescere il primo ingrediente che ci serve è l’intreccio, lo scambio, l’incontro con ciò che è diverso da noi, l’incontro con aspetti che ancora non ci diamo il permesso/libertà di vivere.

Puoi capire che, se questo è vero, è un pò difficile scambiarsi parti e intrecciarsi rimanendo chiusi dentro la propria coppia, dentro la famiglia o con se stessi, no?

Come si rinnova la vita?

Come si rinfresca una coppia, un lavoro, un progetto di vita, la relazione con i figli e con noi stessi?

Lo abbiamo già detto: attraverso la crescita/creazione.

Il processo creativo non è esclusiva dei creativi, ma ci serve ogni volta che vogliamo risolvere una situazione/problema.

Ma la vita è un continuo passare da una situazione ad un altra, è un continuo “risolvere problemi”, quindi possiamo dire che il processo creativo è il processo del vivere.

Come si crea e come si cresce?

Lo vedremo Domenica 6 Maggio e parleremo anche di tanti altri aspetti che rispondono alla domanda: perchè un gruppo?

Il gruppo, tra le altre cose che diremo, è come una palestra per allenarsi, un posto sicuro nel quale esplorare e sperimentare nuovi comportamenti e per verificare a che punto siamo del cammino.

Il gruppo è una spinta e un sostegno.

-L’utopia è di creare una rete di persone che hanno voglia, cuore e coraggio di immergersi nella vita e nelle proprie vite.
-Persone che vogliono attivamente iniziare a cambiare qualcosa, in qualsiasi ambito, che sia famigliare, di coppia, con i figli, sul lavoro, etc.
-Persone che non si accontentano sempre delle solite risposte, ma che hanno voglia di esplorare e costruire nuove possibilità.

Un gruppo, per essere efficace il più possibile, dove essere composto da persone “diverse” tra loro: per età, per ceto, per orientamento politico etc. Non ha senso fare un gruppo per intrecciare con quelli che sono simili a noi, quello non è intreccio ma solo illusione.

Un gruppo è reale, non è una chat, non è un gruppo virtuale: ci sono le persone in carne ed ossa, le emozioni, il corpo, il condividere un territorio e….

Un gruppo serve anche per smontare il paradigma down/up, cioè il mettersi sotto ad altri che stanno sopra, per intenderci le relazione down/up sono quelle figli/genitori, alunni/professori, malato/medico, cliente/terapeuta etc, ma questo modo di dare potere agli altri non ci serve più e vedremo perchè….

Il gruppo ha una valenza sociale, è un supporto per chi fa percorsi individuali, di coppia o familiari con me, ma è aperto a tutti, per questo il primo gruppo sarà ad offerta libera, poi gli altri prevedono un piccolo contributo.

Quindi ci vediamo il 6 Maggio alle 15:00, mi serve solo avere la conferma della tua partecipazione.

Il gruppo è per tutti ed è altamente raccomandato ai genitori, alle coppie, alle famiglie e poi a chiunque senta la spinta e la voglia di fare cose un pò più vicine alla vita.

Per qualsiasi informazione in più e per iscriverti:

Paride 3332208735
coaching@effettozen.com

Crescere non è scappare ma…..

Claustro_fobia / Agora_fobia

Paura o ansia per gli spazi chiusi/stretti.
Paura o ansia per gli spazi aperti/larghi.

Possiamo prendere queste fobie, opposte, come delle metafore sulla vita, come due stati d’animo che sperimentiamo continuamente.

Oscilliamo tra situazioni che sentiamo strette, chiuse, compresse, solide, pesanti e senza via d’uscita,
ad altre che sentiamo larghe, aperte, liquide/gassose e senza punti di riferimento.

Nel primo caso sperimentiamo soffocamento, nel secondo smarrimento.

Le persone iniziano percorsi di crescita perchè partono, quasi sempre, da situazioni strette, situazioni che sentono non essere più nutrienti, situazioni che sentono essere soffocanti. ( ma si parte anche dall’opposto )

Può essere che sentiamo stretta la vita in generale, oppure un lavoro, una relazione di coppia, con i figli, un progetto e qualsiasi altra cosa possa venirti in mente, non ultima, spesso, è la relazione con noi stessi che sentiamo stretta.

Quello che succede però è che quando iniziamo ad allontanarci dalla situazione claustro_fobica iniziamo a sentirci smarriti, spaesati e spaventati: non abbiamo più punti di riferimento e sentiamo forte la spinta a tornare indietro.

Questo è probabilmente la parte più importante e sottovalutata di ogni processo di cambiamento, mi spiego meglio: noi vorremmo magicamente passare da una situazione ad un altra, saltando a piedi pari la fase di transizione, perchè?

Perchè facciamo difficoltà a sostare nell’incertezza, abbiamo paura dell’ignoto e vorremmo che nella nuova situazione siano ancora presenti i vantaggi che comunque avevamo nella precedente situazione.

La transizione è il periodo più difficile e non possiamo prevedere prima quando potrà durare, qui serve farsi legare all’albero maestro come fece Ulisse per resistere al canto delle sirene.

Come “cantano” le sirene?

Cantano canzoni nostalgiche, canzoni che dicono come era bella la situazione dalla quale vorremmo distanziarci e quanti vantaggi ci dava, non era poi così male, no? Allora perchè volerla cambiare?

Quello che le sirene non ci cantano e ci tengono nascosto sono invece i limiti che c’erano, le ristrettezze e le difficoltà.

Qui siamo nel regno dell’ambivalenza e dell’indecisione.

Questo è il momento più importante, difficile e sottovalutato, il momento decisivo nel quale si vede quanto siamo convinti, quanto siamo decisi, quanto riusciamo ad usare la nostra sana aggressività.

Se non abbiamo ben chiaro il nostro progetto, cosa ci guida, quali sono i valori e le convinzioni che abbiamo e che tipo di vita vogliamo vivere, allora qui torniamo indietro, accampando mille scuse e accuse, spesso attribuite agli altri e quasi mai a noi stessi.

Concludendo, come spesso faccio notare, la crescita non è un passare da un opposto ad un altro, in questo caso passare da situazioni chiuse ( soffocamento ) ad altre aperte ( smarrimento ), ma piuttosto si tratta di un bilanciamento, di una integrazione degli opposti, possiamo dire che:

posso stare in situazioni chiuse, senza sentirmi soffocato,
posso stare in situazioni aperte, senza sentirmi smarrito.

Come si fa?

-Mentre sto nelle situazioni chiuse ho un metodo, una visione, un modo di fare etc, che fanno in modo che la situazione “chiusa” sia in un continuo rinnovamento.

-Mentre sto nelle situazioni aperte/incerte conservo dentro di me dei punti fermi, dei valori, dei principi che sono come una bussola che mi permette di navigare acque sempre diverse senza spaventarmi, senza scappare e senza distruggere.

Quello che succede più spesso in realtà è che scappiamo dalle situazioni chiuse/compresse senza trasformarle, senza darci il tempo della transizione. Le facciamo saltare per aria, le distruggiamo come bambini capricciosi che si sono stancati di un giocattolo; poi ne ricostruiamo di nuove, salvo accorgerai dopo un pò che tanto nuove non sono, se non in superficie, e la giostra continua a girare.

La vita è un continuum tra le polarità, un continuo fluire, un continuo passare dalla certezze, dalla solidità, dalla terra alle incertezze, alla liquidità , al cielo.

Proprio nel vuoto, proprio nel cielo possiamo trasformare le cose, rinnovarle, rivederle, ricombinarle, una volta fatto questo possiamo tornare alla terra con nuovi progetti e visioni, che a loro volta diventeranno ancora stretti, quindi pronti per altre trasformazioni.

L’ingrediente che più di tutti ci manca e che va “allenato” e rinforzato è la capacità di far morire i vecchi equilibri,

la capacità di metterli in discussione, la capacità di prevedere, prima che ci scoppino in mano, che anche nel massimo del loro fulgore hanno già i semi/segni di cedimento.

Se senti la spinta a metterti in viaggio, vuoi far morire il bruco e diventare farfalla, contattami senza indecisione 😊: non sai cosa potrà succedere, mentre sai benissimo cosa succede se continui a non fare niente.

Paride Galavotti

Cell. 3332208735

mail. coaching@effettozen.com

Skype. paridegalavotti

 

 

Serata Gratuita: introduzione al Coaching EffettoZen®

Serata GRATUITA : per conoscersi personalmente, per conoscere il Coaching EffettoZenⓇ e per iniziare a trovare le risposte a queste domande:

* Come posso uscire dall’indecisione?
* Come posso migliorare la relazione con me stesso e poi con gli altri ? ( con il partner; con i figli; con il datore di lavoro; con i dipendenti )

* Come posso accompagnare mio figlio adolescente?
* Come posso gestire al meglio i conflitti ?
* Come posso esprimere più personalità.
* Come come come…..

Le domande possono essere infinite, ma la risposta è sempre e solo una: crescendo.

Come posso crescere è la domanda più importante alla quale cercheremo di dare risposta.

* Qual’è la tua domanda?
* Che dubbi hai ?
* Cosa vorresti migliorare?
* Dove ti trovi in questa fase della vita ?

Sarà una incontro interattivo, dinamico e profondo, senza una scaletta precisa, ma piuttosto aperto alle cose che emergeranno, alle domande, ai dubbi e agli esempi pratici.

Proveremo a sfatare un pò di credenze sul coaching, e ci conosceremo di persona: forse la cosa più importante 😀.

Il primo obiettivo è che tu possa portare a casa qualcosa di utile per la tua vita.

La serata è GRATUITA, l’unica cosa importante è dare conferma della tua presenza, così da poter organizzare la sala al meglio.

Inizia ad uscire dall’indecisione, cosa potrà mai succedere?

Chiama, manda un sms o una mail :

Paride 333 2208735
coaching@effettozen.com
effettozen.com

Primo incontro:
Mercoledì 11 Aprile alle 20:45
presso: Giardino dell’Essere
Corso Trapani 59, Torino.

Secondo incontro:
Domenica 15 Aprile alle 10:45
presso Casa del Quartiere
Via Morgari 14, Torino.

Le date e i luoghi degli altri incontri sono da definirsi.

* É possibile fluire con il cambiamento?
* Come posso mostrare nuovi colori?
* Che tipo di traccia voglio lasciare?
* Che tipo di persona voglio essere?

* Che cosa è importante per me ora?

* Sono sicuro di saperlo?

Come ho già detto, non sarà una presentazione classica, ma piuttosto un cerchio di condivisione, un modo per conoscerci, conoscere il coaching e conoscere la mia particolare versione.

Il coaching è per tutti, è per chiunque voglia stare in viaggio, crescere e prendere in mano la propria vita.

Puoi iniziare a vedere chi sono e le mie esperienze a questo link http://effettozen.com/perche-io-torino-coaching-life-coaching-teen-coaching/.

Non potrai mai sapere il gusto di un piatto solo leggendo il menù, allo stesso modo, non potrai conoscermi solo leggendo chi sono, meglio farlo di persona, no?

La serata è GRATUITA, l’unica cosa importante è dare conferma della tua presenza, così da poter organizzare la sala al meglio.

Inizia ad uscire dall’indecisione, cosa potrà mai succedere?

Chiama, manda un sms o una mail :

Paride 333 2208735
coaching@effettozen.com
effettozen.com

Primo incontro:
Mercoledì 11 Aprile alle 20:45
presso: Giardino dell’Essere
Corso Trapani 59, Torino.

Secondo incontro:
Domenica 15 Aprile alle 10:45
presso Casa del Quartiere
Via Morgari 14, Torino.

Le date e i luoghi degli altri incontri sono da definirsi.