Obiettivi di inizio anno, come va? La verità.

obiettivi inizio anno

La verità: come va con gli obiettivi di inizio anno?

 

“Te ne sei accorto, sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più”
( Brunori SaS: La Verità )

Questa strofa sintetizza bene il nostro atteggiamento quando ci poniamo degli obiettivi, sopratutto quelli di inizio anno.obiettivi inizio anno

Avrei potuto citarla tutta perchè è una sintesi perfetta del perchè ci fermiamo al primo ristorante lasciando la montagna sempre più sullo sfondo.

A pensarci mi vien da ridere e ci ho riso tanto in passato quando in vacanza con la mia compagna o con gli amici, ci si proponeva di fare questo o quello e invece, inevitabilmente, ci si fermava al primo bar.

Ci si può ridere sù perché essere pigri in vacanza o nel fine settimana trovo che sia una cosa più che giusta.

Link: In vacanza ci si dovrebbe riposare e fare vuoto e se non sempre scali una montagna va anche bene.

Ci sono persone che tirano la carretta tutto l’anno, magari raggiungono anche i loro obiettivi, ma hanno un problema: non riescono a staccare e, anche in vacanza, si comportano allo stesso modo.

Ma il problema di queste persone, che si palesa in vacanza, probabilmente è presente anche durante l’anno, nel senso che saranno persone che non si fermano mai: non si danno il permesso di riposarsi.

All’opposto, ci sono quelli che vivono una vita senza mordente, senza spinte e slanci, diciamo un pò apatica e poi, quando vanno in vacanza, devono essere super organizzati e programmare tante di quelle attività che….ma forse è solo una forma di compensazione.

Nell’uno e nell’altro caso andrebbe fatto un lavoro di coaching per equilibrare queste due tendenze: ipert attività e apatia.

E andiamo al cuore del discorso, sai com’è, sei in un sito di coaching e gli obiettivi sono uno dei cardini: allora come va con gli obiettivi di inizio anno?

Stai procedendo o ti sei fermata al ristorante?

C’è uno studio americano, quindi riferito ad un mondo diverso dal nostro, ma comunque illuminante, che dice che l’80% degli obiettivi di inizio anno naufragano più o meno adesso, a fine febbraio. non siamo soli 🙂.

Per come la vedo io gli obiettivi sono importanti perchè ti danno la direzione, sono come dei catalizzatori di energia, ti aiutano a stare presente e concentrato, ma non credo che raggiungerli possa essere la causa che ci porterebbe, come effetto, ad essere più in pace con noi stessi.

Credo, piuttosto , che il loro raggiungimento sia l’effetto di una crescita che ne è la causa.

Facciamo degli esempi di obiettivi classici di inizio anno che, nel mondo odierno, sono, più o meno, tutti orientati all’essere più in forma e ad avere un aspetto migliore, come andare in palestra o dimagrire.

Qualche volta gli obiettivi che scegliamo possono essere fuori dalla nostra portata, oppure scritti male o magari ne scegliamo troppi, non abbiamo energie per tutto e molliamo.

Questi sono impedimenti che, volendo, sono facilmente superabili quindi, ammettiamo che ti sei data un solo obiettivo, scritto bene e alla tua portata ma, comunque sia, ti sei già fermata al ristorante, allora perchè?

Nella canzone un pò la risposta c’è, ma non te la svelo adesso, preferisco che quando hai finito di leggere o anche adesso,  la ascolti per trovare la risposta.

La mia risposta te l’ho già data, ma la ripeto: la crescita è la causa, raggiungere gli obiettivi una conseguenza:

non diventi più “grande” perchè raggiungi un obiettivo ( ma è importante farlo!!),

ma raggiungi un obiettivo perchè sei diventata più “grande”:

perchè sei cresciuta.

Devo chiudere l’articolo e lo faccio così, duro e crudo.

Noi tutti abbiamo un pò delle idee romantiche sulle cose, così abbiamo un immagine della crescita come di una cosa semplice, bella e naturale.

C’è chi pensa ad un bambino che cresce, magari pensi ad un fiore o solo al listino di borsa, ma pensare a qualcosa che cresce ci mette sempre di buon umore: la vediamo come una cosa bella.

Allora perchè facciamo così tanta fatica a far crescere la nostra vita?

Perchè ci manca un pezzo della storia, che nessuno ti dice, ed è quello che ci frega.

Crescere è bello, un bambino che cresce è bello, un fiore è bello e anche il listino di borsa che cresce lo è a suo modo, ma quello che nessuno ti dice o, se te lo dice non lo ascolti, è che la crescita è anche dolorosa.

Non mi riferisco al “dolore” nel senso di sforzo o impegno anche, ma ad un altro tipo di dolore: vuoi sapere qual è o vuoi provare ad indovinare?

Perché crescere è, anche, doloroso?

Puoi dirmi la tua in pvt o commentando sotto, poi ti dirò anche io come la penso: che ne dici?

La Verità è che l’articolo è finito, ho scalato la mia montagna senza fermarmi al ristorante, posso darmi una pacca sulla spalla e un piccolo premio.

( ah: premiarsi quando si raggiunge qualcosa è un modo per avvicinarsi alla realizzazione degli obiettivi 😜).

obiettivi inizio anno

Paride G.

 

 

 

Il Valore dell’improvvisazione e la bufala del qui ed ora.

qui ed ora

Il Valore dell’improvvisazione e la bufala del qui ed ora.

A Torino, due martedì al mese, ci alleniamo in quella che può essere considerata la caratteristica più importante per fluire con la vita ed essere nel famoso “qui ed ora“: improvvisare.

Avrai notato che prima dico che il “qui ed ora” è una bufala poi il suo contrario e allora ti starai chiedendo: ma questo “qui ed ora” esiste o non esiste?

Bella domanda!

Sulla nozione di tempo e sul suo scorrere, se passato e futuro esistano o se non esista, piuttosto, solo il qui ed ora, sono stati scritti fiumi di parole, e non ho scritto “fiumi” a caso: che sia un indizio?

Non ti perdere, stai presente.

Stiamo parlando di improvvisazione, della sua importanza e di come ci alleniamo il Martedì suonando le percussioni in cerchio ( Drum Circle ).

Eckart Tolle ripete allo sfinimento, come fa anche Salvatore Brizzi, solo per citarne due, che esiste solo questo momento: esiste solo il momento presente.

Da questa convinzione derivano i loro insegnamenti, che si possono riassumere “nell’allenarsi alla presenza”.

Più o meno gli esercizi sono così: “ricordati di te ogni volta che ti vesti” “ti svesti , “attraversi una porta”, “fai la doccia” e così via.

Sbagliano? Assolutamente no, allenarsi alla presenza è un’ottima pratica, ha numerosi risvolti positivi, ma non può essere “la pratica”.

Se come dice Tolle, esiste solo il momento presente,  io mi faccio una domanda:

quando divento consapevole del momento presente, quello stesso momento esiste ancora?

…..

E quanto dura un momento?

…..

Respira, rileggi e lasciati intrigare dai paradossi del tempo.

…..

Esiste ancora l’attimo presente quando te ne rendi consapevole?

…..

No che non esiste: non può esistere come attimo presente.

Quando ti fermi e dici ” adesso sono nell’attimo presente” beh, quell’attimo a cui ti riferisci non c’è più, se mai c’è stato, perchè ha lasciato spazio agli altri attimi presenti.

Se dico che esiste quest’attimo presente, questo significa che non possono esistere quelli “dopo”: dire che questo è l’attimo presente significa bloccare il fluire dell’esistenza, ma la vita non può essere congelata.

Per fermare la vita ci affidiamo alle fotografie che,  con tutti i loro limiti, ci danno l’illusione di poter fissare il “qui ed ora” in un fotogramma.

Anche i ricordi hanno la stessa caratteristica, ma sia la fotografia che i ricordi hanno un limite: sono solo rappresentazioni di un qui ed ora che non c’è più, il quale era molto più vasto e diverso di quello immortalato in una foto o nella nostra memoria.

Quindi, quando fai degli esercizi di presenza, non sei mai nel qui ed ora, semplicemente perchè non esiste nessun qui ed ora.

Possiamo dire che sei in un qui ed ora che fluisce, un susseguirsi di qui ed ora, ma non c’è un qui ed ora.

Che cosa significa allora improvvsare? Perché è essenziale? Perché è diverso dalla presenza?

Prendiamo ad esempio gli improvvisatori per eccellenza, almeno nell’immaginario collettivo: i jazzisti.

Se suono Jazz e devo improvvisare, di sicuro mi servirà essere presente a me stesso e a quello che sto suonando perché, se mentre suono penso a tutt’altro, sarà difficile suonare bene e, sopratutto, improvvisare.

Allora cosa serve per improvvisare, oltre alla presenza?

Serve la tecnica,  essersi fatto il mazzo per interiorizzare e rendere automatici quante più “cose” possibili, ed è per questo che non si smette mai di studiare.

Per poter fluire con  lo scorrere della musica ho bisogno necessariamente di non pensare alla musica, di non pensare alla tecnica.

Se mentre suono penso a come si fa un accordo o ad altri aspetti tecnici, la mia capacità di improvvisare sarà limitata, se non nulla.

Ora mi dirai: ok ma perché dovrebbe interessarmi visto che non suono ne tanto meno sono un jazzista?

La risposta è semplice, caro Watson: ti interessa perchè vivi, perchè vivere è fluire e perché, per fluire,non puoi che improvvisare.

Oppure, ed è ciò che accade molto di frequente, possiamo vivere una vita congelata, non perchè siamo nell’attimo presente, ma piuttosto perchè la viviamo come fosse una tecnica.

Le cose stanno più e meno così: moltissime persone cercano la soluzione ai loro “problemi” nelle tecniche, ma le tecniche possono sortire l’effetto opposto e da soluzione diventare il problema.

Mettiamola così: più o meno tutti i nostri problemi o difficoltà o, più semplicemente, l’insoddisfazione per la nostra situazione attuale, possono essere raggruppati sotto un unico nome : congelamento.

Per brevità: per congelamento intendo dire che ci siamo allontanati dalla vita, dalla spontaneità della vita e dal suo fluire.

La razionalità, insieme al non essere presenti a noi stessi, è la patria del congelamento.

Siamo congelati prima di tutto con noi stessi e poi, a cascata, lo è tutto il resto: le relazioni sopratutto.

Allora, se questo è vero, se abbiamo bisogno di scongelare, si capisce che attraverso le gelide tecniche razionali difficilmente riusciremo nell’intento.

Le tecniche non servono allora?

Certo che servono, dandogli il giusto peso e sopratutto fare come i jazzisti, che studiano le tecniche prima di esibirsi, ma quando si esibiscono non ci possono ne devono pensare.

Qual’è il problema?

É che per improvvisare dobbiamo riuscire a staccarci dalle certezze e riuscire a sostare nel vuoto, nel vuoto che c’è tra una nota e l’altra.

Questo è il punto: la razionalità, il programmare, il prevedere, lo studiare quella o quell’altra tecnica di comunicazione, sono tutte soluzioni che mettiamo in campo per mitigare la paura dell’ignoto.

“Adesso cosa dico?” “Adesso cosa faccio?” “Se mio marito dice X allora io devo rispondere Y, così ho letto in quel libro” e gli esempi possono essere infiniti.

Riassumendo e concludendo: le tecniche servono, ma se congelano l’interazione allora no.

Serve invece allenarsi a stare nel momento presente, ma però rischi di esporti all’incertezza: manca un ingrediente.

L’ingrediente segreto sono i Principi Attivi .

I principi attivi sono quello che c’è prima della tecniche.

Immagina di avere i mattoncini della Lego con i quali puoi costruire innumerevoli forme, pur avendo a disposizione “solo”  5 o 6 tipi di mattoncini.

Nella nostra narrazione, i 5/6 tipi di mattoncini sono i Principi Attivi, mentre tutte le forme che ci puoi costruire, sono le tecniche.

Conoscendo  e padroneggiando i Principi Attivi puoi costruire tutte le tecniche che vuoi, ma lo puoi fare mentre interagisci e sopratutto mentre sei presente.

Uso spesso un’altra metafora per illustrare il concetto: conoscere i Principi Attivi, che sono pochi e semplici, ti permette di entrare nella Matrix: nella cabina di controllo e comando.

Dalla combinazione personale e varia dei Principi Attivi puoi ricavare tutte le melodie che vuoi, diventi un compositore o, come si usa dire: il costruttore della tua vita.

Però c’è un aspetto che non abbiamo risolto: la paura dell’incertezza.

Senza dilungarmi troppo: la paura dell’incertezza, che tentiamo in tutti modi di allontanare da noi, ma insieme allontaniamo l’essenza del vivere, è essenzialmente rifiuto della morte ed è, in ultima analisi, l’ego che ha paura di morire, ma mi fermo quì.

Solo questo: la paura dell’incertezza la puoi solo accettare, ma la buona notizia è che la puoi mitigare allenandoti ad improvvisare, ed è quello che facciamo il martedì.

Questo è uno dei motivi che mi ha fatto chiamare la mia attività con le percussioni ” Drum & Coach”, perchè suonare in cerchio è come fare coaching e lo consiglio vivamente a chiunque faccia dei percorsi di crescita, a chiunque voglia provare a scongelarsi un pò.

Qual’è il punto di contatto tra tutto questo discorso?

Che durante i Drum Circle, non essendo noi musicisti, non conoscendo quindi la tecnica musicale, ma volendo improvvisare, usiamo uno escamotage: la tecnica viene sostituita dalla convergenza di tutti i presenti verso il battito di base sempre presente durante ogni drum circle.

Il battito di base o groove fondamentale è per noi quello che i Principi Attivi sono per la vita e le relazioni: sono i nostri mattoncini lego con i quali costruiamo tutti i ritmi che, improvvisando, sgorgano da noi spontaneamente, se e solo se accettiamo di non saper prima cosa suoneremo l’attimo dopo.

drumandcoach@effettozen.com per prenotare il martedì.

Relazioni Dinamiche : per iniziare ad approfondire.

Paride.

 

 

DARSI IL PERMESSO di vivere anche ciò che giudichiamo negativo [ Relazioni Dinamiche ]

DARSI IL PERMESSO di vivere anche ciò che giudichiamo negativo.

Molte persone che iniziano dei percorsi di crescita hanno come obiettivo che si vogliono liberare da qualcosa: da un atteggiamento, da un comportamemto, da uno stato d’animo persistente ( almeno ai loro occhi ) o da qualche emozione negativa ( anche se le emozioni sarebbero neutre, negativa/positiva è un’etichetta nostra).

darsi il permesso

Facciamo un esempio: mi voglio liberare della pesantezza e, di conseguenza, voglio sentirmi e/o sperimentare la leggerezza.

Ci si può provare, si possono usare tecniche di vario tipo come mantra, visualizzazioni e/o controllo dei pensieri.

Si possono indagare le cause della pesantezza, si possono indagare anche i nostri pensieri riguardo alla pesantezza e sul perché la giudichiamo negativamente.

Insomma si possono fare tante cose per provare a spostarsi da un opposto all’altro, ma quello che succede più facilmente è che, scappando da un opposto, non facciamo altro che tirarcelo dietro sottotraccia.

La leggerezza non sarà mai veramente tale se sotto sotto la pesantezza la inquina, diciamo così.

É come avere un bel laghetto di acqua limpida in superficie che però è inquinata perché nella falda sono presenti sostanze nocive.

L’acqua ci sembra pulita, ma non lo è.

Una persona si atteggia e si mostra leggerra, ma non lo è.

Allora cosa voglio dire in questo breve articolo?

Un cosa semplice, ma allo stesso tempo difficile:

darsi il permesso di essere pesanti, di essere anche pesanti.

darsi il permesso

Non è la pesantezza ad essere il problema, ma è il tuo resistere ad essa che la rende “pesante”.

Non potrai mia essere veramente leggero ( felice, gioiso, ect etc etc ) se non accetti prima di essere anche pesante ( triste, cupo, etc etc etc).

Datti il permesso di essere quello che rifiuti di essere, totalmente e senza giudizio.

darsi il permesso

Paride.

relazionidinamiche@effettozen.com

 

 

 

 

 

Il gratta e vinci della spiritualità (prima parte) [Relazioni Dinamiche]

il gratta e vinci della spiritualità

il gratta e vinci della spiritualità

Perché la spiritualità è per molti il gratta e vinci della vita?

Mi è venuta in mente questa frase un giorno mentre riflettevo su una storia che mi ha raccontato un’amica.

In sintesi: questa persona ha un figlio che manifesta un sintomo, in questo caso è la bulimia ma, per quello che riguarda questo articolo, potrebbe essere qualsiasi altro sintomo, problema o difficoltà.

Con mio grande stupore il seguito della storia è stato  a dir poco spiazzante

perchè di fronte alle domande:

“hai cercato di capire l’origine di questo disagio”?
“il padre è presente o  assente?”
“com’è la relazione di coppia?”
e altre domande più o meno simili per indagare un po’ il contesto relazionale nel quale si è generato il sintomo

mi sono sentito rispondere:

“il padre è assente, abbiamo portato il ragazzo in psicoterapia e io ho iniziato un percorso spirituale fatto di meditazione, yoga e recitazione di alcuni mantra.

il gratta e vinci della spiritualità

Ora sia chiaro, io faccio il Coach e non mi occupo di curare dei sintomi, ma posso occuparmi del contesto nel quale il sintomo s’è generato, che spesso è anche la scelta più saggia, perché agire sul sintomo può creare acora più problemi.

Ma torniamo alla nostra storia: perché sostengo che la spiritualità è come un gratta e vinci per la vita?

Mettiamo che hai un grosso debito da pagare, che cosa fai?

Credo che per prima cosa c’è da essere consapevoli di come s’è generato, poi si cercheranno delle soluzioni per provare ad estinguerlo, giusto?

A nessuno verrebbe mai in mente di affidarsi alla fortuna e buttarsi sul  gratta e vinci sì,  può anche essere che ogni tanto tenti la fortuna, perché no, ma nel frattempo sarebbe meglio adottare una strategia più seria, diciamo così.

Allora perché se nella vita hai un “debito”, come un problema con un figlio, con un partner, con il datore di lavoro, con un dipendente o un collega e, a maggior ragione, con te stesso, pensi di poterlo “pagare” meditando, con la frequenza del grande OHM o con le vibrazioni di un mantra?

Allora perché c’è questa corsa alla spiritualità: cosa sta succedendo?

il gratta e vinci della spiritualità

Io una mia idea c’è l’ho bella chiara ma la esporrò nel prossimo articolo perché prima voglio affidarti a chi ne sa più di me, per questo metto il link a questo articolo di Fabiana Fondevila citato su Jung Italia.

In sintesi l’articolo spiega molto bene come la sete di spiritualità sia, o possa essere, sovente, una fuga dalla profondità dell’esperienza umana, che viene chiamata bypass spirituale.

Lo psicoterapeuta Robert Masters nel suo libro ‘Bypass Spirituale’ scrive:

“Quando la Spiritulità ci sconnette da quanto è veramente importante dice che la nostra difficoltà a tollerare e far fronte alla nostra ombra personale e collettiva è la spinta che ci conduce a cercare la spiritualità come rifugio o soluzione facile ai nostri problemi.

il gratta e vinci della spiritualità

In questo caso, le Pratiche o ciò in cui crediamo non aiutano ad elevarci ma soltanto ad evitare il faticoso transito dentro l’esame di noi stessi e l’auto osservazione, a zittire la voce interiore che ci dice che qualcosa non va, a nascondere sotto il tappeto i conflitti e le difficoltà che chiedono di essere affrontati.”

Nell’articolo si fa riferimento sopratutto alla conoscenza di se stessi o consapevolezza,  ma lo stesso discorso è valido per tutte le relazioni e così torniamo all’inizio: se ho delle cose che non vanno in famiglia, con un figlio, con il partner o con un genitore e cerco di risolverli solo attraverso un cammino spirituale allora forse ci tornano buone le parole di Masters “…rifugiosoluzione facileevitarezittirenascondere…”

il gratta e vinci della spiritualità

L’articolo è volutamente provocatorio perchè non sono contro la spiritualità o contro i cammini di consapevolezza a prescindere anzi, li ritengo molto utili solo e solo se sono accompagnati anche da un approccio che aiuti ad andare dentro le storie invece di allontanarsene.

L’articolo è finito, spero che ti sia piaciuto, che ti abbia anche smosso delle cose e che ti abbia incuriosito.

Se fosse così allora nel prossimo potrai sapere più nel dettaglio la mia idea sulla spiritualità  e su come trovare una strada per occuparci delle situazioni senza allontanarcene.

Se vuoi commentare o condividere l’articolo sei il benvenuto, se vuoi approfondire puoi iniziare da questo link a Relazioni Dinamiche.

Paride.

Cucinare le Relazioni : ricetta veloce.

relazioni

Cucinare le Relazioni : ricetta veloce.

relazioni

Tirare fuori le relazioni dal freezer

Aspettare che si scongelino

► [ Consiglio dello chef: applicare un metodo per accelerare il processo. ] ◀︎

Osservare che cosa emerge durante lo scongelamento.

Ora ci sono due alternative :

1) Ti spaventi e rimetti tutto in freezer

relazioni

2) Hai fame e sei stanco di mangiare surgelati : allora vai avanti.

Rimescola gli ingredienti emersi dopo lo scongelamento

Aspetta di vedere il risultato

Assaggia lentamente

►[ Consiglio dello chef: assaggiare più volte per abituare il palato alla nuova combinazione ] ◀︎

Non ti piace il risultato?

1) rimettti tutto in freezer:  entra in sciopero della fame.

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2) rinuncia: stacca il freezer e scappa. Ma dove vai?

3) Allora rimani e vedi un po’ cosa puoi fare.

Paride.

Relazioni Dinamiche

Sii felice e spontaneo : Relazioni Dinamiche.

Relazioni Dinamiche e i paradossi della comunicazione che ci incasinano la vita: “sii spontaneo” e “sii felice”.

Una delle cause della staticità delle relazioni e anche del loro essere causa di sofferenza risiede in alcuni controsensi presenti nelle pieghe della comunicazione.

Non è colpa di nessuno, ma ci sono dei meccanismi che sembrano fatti apposta per abbassare l’autostima di chi li subisce e per limitare qualsiasi spazio di manovra.

Ho detto “chi le subisce

sii felice

perché tra adulti puoi avere la scelta di andartene o di provare a fare qualcosa ma, se sei figlio, alunno o un dipendente è più difficile sottrarsi.

Uno dei paradossi più “efficaci” per ingarbugliare le relazioni è proprio il “sii spontaneo” che può diventare un perfido “sii felice”, come se si potesse essere felici o spontanei a comando.

Essere costretti ad essere spontanei sono due istanze inconciliabili.

“Essere spontanei ubbidendo ad un ordine è tanto impossibile quanto dimenticare intenzionalmente qualcosa o scegliere di dormire profondamente.

°O si agisce spontaneamente, quindi di propria iniziativa,

°oppure si esegue un ordine e in questo caso non c’è alcuna spontaneità. ”

“É l’abusato ma illuminante esempio di quella madre che pretende dal figlio non solo che egli faccia i propri compiti, ma che li faccia anche volentieri.”

Nel puritanesimo si diceva: “É tuo dovere non fare nulla di piacevole”; quì invece la definizione viene rovesciata: “il tuo dovere devi farti piacere”.

“Che cosa si può fare dunque?,

ed è una domanda puramente retorica, perchè non c’è via d’uscita.

“Che cosa può fare la moglie il cui marito esige non solo continui rapporti sessuali, ma che lei ne ricavi ogni volta piacere?”

sii felice

“Cosa si può fare nei panni di quel ragazzo che deve fare volentieri i compiti?”.

“Si arriva alla conclusione che con se stessi o con il mondo c’è qualcosa che non va.

Ma poichè nel contrasto con il mondo si ha quasi sempre la peggio, si è praticamente costretti a cercare la colpa in se stessi.”

sii felice

“Provate semplicemente a immaginarvi di essere nati in una famiglia nella quale, per una ragione qualsiasi, la felicità sia un dovere.

Più precisamente, una famiglia in cui i genitori hanno fatto proprio il principio che l’animo lieto del figlio è la più evidente riprova del loro successo pedagogico nei sui confronti.( P. Watzlawick : Istruzioni per rendersi infelici )

Ti lascio con questo esempio per  riflettere sulla  storia passata, dove siamo cresciuti, e magari su quella attuale se hai famiglia o se sei in coppia.

Ma il paradosso del “sii spontaneo” o “sii felice” lo abbiamo introiettato così bene che continuiamo ad usarlo con gli altri, figli o partner che siano, ma sopratutto lo facciamo con noi stessi.

Non c’è più bisogno di qualcuno che c’è lo ordini, lo facciamo da soli anzi, l’imperativo sii felice è diventato ormai un universale.

sii felice

Se sei un po’ triste o, peggio ancora, depresso, ti giudichi e condanni da solo, ti senti sbagliato in un mondo di felicità ostentata, come ti permetti di essere un po’ giù di corda? Ma ostentata a quale prezzo?

L’articolo avrà un seguito, se vuoi continuare a leggere puoi lasciare la tua mail, puoi anche scrivermi o commentare: che cosa ti ha suscitato leggere queste righe: “ti sei riconosciuto”? ; “vedi come questi paradossi siano come delle catene invisibili? “

Io credo, sia per esperienza diretta che per formazione, che andare verso un mondo felice a comando sia non solo un’utopia, ma anche la causa di un aumento della tristezza che, proprio perché rifiutata, diventa depressione.

Cosa fare allora?

La mia proposta è un percorso fuori dagli schemi, Relazioni Dinamiche o S.o.s. Relazioni proprio per recuperare tutto ciò che il sii felice ha escluso. 

I percorsi olistici spesso fanno l’esatto contrario e vanno nella stessa direzione del “sii felice”: adesso non è più tua madre a dirtelo, ma siamo sicuri sia cambiato qualcosa?

sii felice

Il rischio è quello di vivere una vita un po’ superficiale: scapppiamo  da una gabbia che abbiamo sentita stretta ( famiglia ,religione, scuola, etc ) per andare in un altra che ci sembra diversa ma che, a guardar bene, ha gli stessi limiti dell’altra.

Prima poteveli prendertela con qualcun altro, ma adesso che fai tutto da solo con chi te la prendi?

Relazioni Dinamiche è un percoso teorico e PRATICO per uscire dalla gabbia e vivere relazioni più libere e profonde.

Dentro la gabbia non c’è libertà e non c’è profondità.

Relazioni Dinamiche

Superficie e profondità

S.o.S. Relazioni

 

Ansia nelle situazioni o relazioni troppo chiuse o troppo aperte. [ Relazioni Dinamiche ]

ansia

L’ ansia nelle relazioni troppo chiuse o troppo aperte.

ansia

 

Claustro_fobia : paura o ansia per gli spazi chiusi/stretti.

Agora_fobia: paura o ansia per gli spazi aperti/larghi.

Oscilliamo tra situazioni che sentiamo strette, chiuse, compresse, solide, pesanti e senza via d’uscita,
ad altre che sentiamo larghe, aperte, liquide/gassose e senza punti di riferimento.

Nel primo caso sperimentiamo soffocamento, nel secondo smarrimento: in tutti i casi proviamo ansia.

Le persone iniziano percorsi di crescita perchè partono, quasi sempre, da situazioni strette, situazioni che sentono non essere più nutrienti, situazioni che sentono essere soffocanti. ( ma si parte anche dall’opposto )

Può essere che sentiamo stretta la vita in generale, oppure un lavoro, una relazione di coppia, con i figli, un progetto e qualsiasi altra cosa possa venirti in mente, non ultima, spesso, è la relazione con noi stessi che sentiamo stretta.

Quello che succede però è che quando iniziamo ad allontanarci dalla situazione claustro_fobica iniziamo a sentirci smarriti, spaesati e spaventati: non abbiamo più punti di riferimento e sentiamo forte la spinta a tornare indietro.

Questo è probabilmente la parte più importante e sottovalutata di ogni processo di cambiamento, mi spiego meglio: noi vorremmo magicamente passare da una situazione ad un altra, saltando a piedi pari la fase di transizione, perchè?

Perchè facciamo difficoltà a sostare nell’incertezza, abbiamo paura dell’ignoto e vorremmo che nella nuova situazione siano ancora presenti i vantaggi che comunque avevamo in quella precedente.

ansia

La transizione è il periodo più difficile e non possiamo prevedere prima quanto potrà durare, qui serve farsi legare all’albero maestro come fece Ulisse per resistere al canto delle sirene.

Come “cantano” le sirene?

Cantano canzoni nostalgiche, canzoni che dicono come era bella la situazione dalla quale vorremmo distanziarci e quanti vantaggi ci dava, non era poi così male, no? Allora perchè volerla cambiare?

Quello che le sirene non ci cantano e ci tengono nascosto sono invece i limiti che c’erano, le ristrettezze e le difficoltà.

Qui siamo nel regno dell’ambivalenza e dell’indecisione.

Questo è il momento più importante, difficile e sottovalutato, il momento decisivo nel quale si vede quanto siamo convinti, quanto siamo decisi, quanto riusciamo ad usare la nostra sana aggressività.

Se non abbiamo ben chiaro il nostro progetto, cosa ci guida, quali sono i valori e le convinzioni che abbiamo e che tipo di vita vogliamo vivere, allora qui torniamo indietro, accampando mille scuse e accuse, spesso attribuite agli altri e quasi mai a noi stessi.

Concludendo, come spesso faccio notare, la crescita non è un passare da un opposto ad un altro, in questo caso passare da situazioni chiuse ( soffocamento ) ad altre aperte ( smarrimento ), ma piuttosto si tratta di un bilanciamento, di una integrazione degli opposti, possiamo dire che:

posso stare in situazioni chiuse, senza sentirmi soffocato,
posso stare in situazioni aperte, senza sentirmi smarrito.

Come si fa?

-Mentre sto nelle situazioni chiuse ho un metodo, una visione, un modo di fare etc, che fanno in modo che la situazione “chiusa” sia in un continuo rinnovamento.

-Mentre sto nelle situazioni aperte/incerte conservo dentro di me dei punti fermi, dei valori, dei principi che sono come una bussola che mi permette di navigare acque sempre diverse senza spaventarmi, senza scappare e senza distruggere.

Quello che succede più spesso in realtà è che scappiamo dalle situazioni chiuse/compresse senza trasformarle, senza darci il tempo della transizione.

Le facciamo saltare per aria, le distruggiamo come bambini capricciosi che si sono stancati di un giocattolo; poi ne ricostruiamo di nuove, salvo accorgersi dopo un pò che tanto nuove non sono, se non in superficie, e la giostra continua a girare.

La vita è un continuum tra le polarità, un continuo fluire, un continuo passare dalla certezze, dalla solidità, dalla terra alle incertezze, alla liquidità , al cielo.

Proprio nel vuoto, proprio nel cielo possiamo trasformare le cose, rinnovarle, rivederle, ricombinarle, una volta fatto questo possiamo tornare alla terra con nuovi progetti e visioni, che a loro volta diventeranno ancora stretti, quindi pronti per altre trasformazioni.

L’ingrediente che più di tutti ci manca e che va “allenato” e rinforzato è la capacità di far morire i vecchi equilibri,

ansia

la capacità di metterli in discussione, la capacità di prevedere, prima che ci scoppino in mano, che anche nel massimo del loro fulgore hanno già i semi/segni di cedimento.

Se senti la spinta a metterti in viaggio, vuoi far morire il bruco e diventare farfalla, contattami senza indecisione 😊: non sai cosa potrà succedere, mentre sai benissimo cosa succede se continui a non fare niente.

Link: Relazioni Dinamiche .

Paride Galavotti

Cell. 3332208735

mail. coaching@effettozen.com

Skype. paridegalavotti

 

 

La rottura di una relazione d’amore : S.o.S. Relazioni [ Istruzioni per rendersi infelici ” 1 ]

la rottura di una relazione d'amore

S.o.S. Relazioni : ” Istruzioni per rendersi infelici ” 1

“La profonda tristezza per la rottura di una relazione d’amore. “

la profonda tristezza per la rottura di una relazione d'amore

“Resistete alla ragione, alla memoria e ai vostri migliori amici, che con le loro parole vi vogliono far credere che la relazione fosse da tempo mortalmente malata, e che troppo spesso vi siete chiesti in qual modo avreste potuto fuggire da quell’inferno. “

“Non credete assolutamente che la separazione sia il male di gran lunga minore. “

“Persuadetevi instancabilmente che questa volta un serio e leale “ricominciare da capo” porterà a un risultato magnifico ( non sarà così ). “

“Fatevi trascinare da una considerazione eminentemente logica: se la perdita dell’essere amato addolora così atrocemente, quale gioia sarà dunque il ritrovarsi ! “

“Isolatevi dai vostri simili, rimanete in casa, nelle immediate vicinanze del telefono, pronti per l’eventuale sopraggiungere del momento felice. “

“Se l’attesa dovesse essere per voi troppo lunga, allora una millenaria esperienza umana vi consiglia di riallacciare una identica relazione con un partner del tutto simile al precendente, per quanto diversa possa sembrare all’inizio. “

( P. Watzlawick. Istruzioni per rendersi infelici )

S.o.S. Relazioni è una consulenza breve, anche on-line

 

S.o.S. Relazioni: “Crisi di coppia Problemi con i figli?”[ Come superarla in 3 semplici mosse.]

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S.o.S. Relazioni: “Crisi di coppia Problemi con i figli?”[ Come superarla in 3 semplici mosse.]

 

Quest’articolo in realtà ha lo scopo di andare contro tutte le pubblicità che vogliono farci credere  sia possibile affrontare le crisi di coppia problemi con i figli come fossimo dei robot o dei bambini, con istruzioni standard e banali valide per tutti e in tutte le situazioni.

La verità è che noi tutti siamo complessi e lo sono, di conseguenza, anche le nostre relazioni.

Cercare di migliorare le relazioni, superare le crisi di coppia i problemi con i figli seguendo un manuale di istruzioni è solo un modo sicuro per lasciare tutto com’è:  è solo una perdita di tempo perché si rimane in superficie. °

Faccio un esempio generico:  ho un “problema” con mio figlio, o penso di averlo.

*Posso affrontarlo  rimanendo in superficie e difficilmente cambierà qualcosa o più facile che peggiori.

*Posso affrontarlo andandoci più dentro, più in profondità e, più facilmente, otterrò dei risultati migliori.

Il tentativo di questi approcci ” 3 mosse” di semplificare la complessità è corretto come intento perchè, se non si semplifica, è difficile capirci qualcosa e muoversi nel modo giusto.

Il problema è che semplificare nella direzione sbagliata non farà che aumentare le difficoltà e la complessità percepita.

In questo caso, invece di andare un po’ più in profondità, ci ritroviamo ancora di più in superficie.

( Sia chiaro che la soluzione non è neanche solo la profondità: come dico sempre, si tratta di trovare un bilanciamento o un’oscillazione tra i due estremi, ma questo è un aspetto che approfondiremo )

Semplificare è giusto se ci porta più in profondità e ci aiuta a vedere veramente quello che si muove nelle varie relazioni e interazioni.

Quando vogliamo seguire le istruzioni da manuale otteniamo questo:

1) non siamo presenti: ci siamo ma non ci siamo perchè stiamo cercando di ricordare e mettere in atto le istruzioni ;

2) non siamo naturali e spontanei, diventiamo come robot senza emozioni. °°

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Se accettiamo che le relazioni sono tanto migliori quanto più riusciamo ad essere presenti, naturali e spontanei, si capisce bene che seguire le istruzioni ci porta nella direzione sbagliata.

La semplificazione che propongo nella consulenza breve  ti porterà ad una maggiore presenza proprio perché si muove in un altra direzione: non ti allontana dalla profondità perché te la fa vedere e vivere con occhi nuovi. °°°

Quando sei veramente presente hai a disposizione una base solida dalla quale puoi, di volta in volta, rispondere alle situazioni nel modo che ritieni più giusto in quel momento conservando la naturalezza e la spontaneità.

Che ritieni più giusto te, non quello che ti dice di fare un corso o un manuale.

Come si diventa più presenti, spontanei e naturali è uno dei cardini della consulenza.

Il primo passo che faremo sarà di farci un’ idea diversa di come funzionano le relazioni, a partire da quella con noi stessi.

La mossa più importante è proprio questa: iniziare a togliere un po’ di false credenze sulle relazioni, su che cosa sono e su come funzionano.

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Questo primo passo porterà sì ad una semplificazione ma per aiutarti ad andare  al cuore delle questioni, non per allontanartene.

Quando cambi punto di vista, quando sei più presente e quando gli altri vedono che ti stai muovendo a partire da te, da quello che è in tuo potere, allora tutto cambia e cambiano anche loro,  non perchè li hai “forzati” : sarà tutto più naturale e spontaneo.

Ora non vorrei che pensassi che non ci saranno più problemi o difficoltà, altrimenti sarei un cretino che prima critica certi approcci e poi li propone?

Si, i problemi ci saranno ancora, ma cambierà come li percepisci e, di conseguenza, come li affronti.

Non voglio esagerare, ma potresti arrivare ad un punto nel quale inizierà ad insinuarsi un dubbio: e se i problemi fossero una benedizione? 

Ora, senza arrivare subito ad amare i problemi, puoi comunque iniziare a fare qualcosa di diverso, in un altra direzione: S.o.S. Relazioni  è di sicuro qualcosa di diverso.

Puoi scoprirlo e farti una tua idea scrivendomi o chiamandomi, scegli te, poi puoi decidere se questa consulenza può fare al caso tuo oppure no.

Paride 333 2208735 
Mail: sosrelazioni@effettozen.com

° superficie e profondità  / °° spontaneità . Leggi di più qui.

°°° complessità e semplificazione. Leggi di più qui.

Sono in coppia ma non mi sento me stessa: Relazioni Dinamiche

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Sono in coppia ma non mi sento me stessa.

Ti è mai capitato di dire o di pensare che nella relazione di coppia non ti senti te stessa perché non sei spontanea e naturale?

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Pensi spesso che nella coppia è come se vivessi al minimo mentre quando sei con gli amici ti senti più spigliata, più sciolta e più a tuo agio?

Sono frasi che ho sentito dire tante di quelle volte che ho perso il conto ed ogni volta so che non è la verità, almeno non tutta la verità.

Partiamo con il botto: se sei in una relazione e ti senti bloccata e/o limitata e credi che, in un modo o in un altro, dipenda dal tuo partner, allora perché non esci dalla relazione, chiudi e guardi avanti?

Uno dei perché potrebbe essere lo stesso che ti sta facendo leggere queste righe, c’è una vocina o una sensazione dentro di te che dice:  “anche chiudendo risolverei poco”, giusto no?

Dall’altra parte c’è un’altra vocina che “suggerisce”, o forse sarebbe meglio dire  impone, che è giusto continuare per aggiustare le cose.

Il problema è che “aggiustare le cose” non è rivolto quasi mai verso noi stessi ma significa, piuttosto, voler aggiustare l’altro, perché è l’altro che non ti permette di essere te stessa, vero?

Si lo so che ogni tanto ti vengono i sensi di colpa e così oscilli tra l’accusare e il prenderti tutte le responsabilità ma, alla fin fine, torni a pensare che è colpa sua, o no?

Non lo so nel tuo caso com’è, ma questo saltare da un opposto all’altro lo conosco bene: è un continuo movimento mentale che non porta nessun cambiamento reale e tutto continua a ripetersi.

Anche quando l’amicizia è stretta, anche quando l’amicizia è profonda, è sempre meno profonda di una relazione di coppia: sono due livelli diversi che non andrebbero mai messi sullo stesso piano.

Mi piace giocare con le parole allora voglio darti questa immagine:

l'amicizia è come fare snorkeling

snorkeling, superficie, amicizia
la coppia è come fare immersioni.

immersione, profondità, coppia

 

Più scendi in profondità più è scuro e difficile, serve “allenamento” e a nessuno verrebbe da dire: “ eh ma quando faccio snorkeling mi sento più a mio agio e non capisco perché quando mi immergo….”, chiaro no?

Sono due sport diversi, punto.

Allora è chiaro che stare in coppia ci spinge ad andare più in profondità, ma se noi facciamo difficoltà a scendere giù, allora ci racconteremo la storia che non siamo noi stessi nella coppia ma lo siamo con gli amici: ma è solo una storia.

La verità è che sei sempre te stessa, solo che in un caso ti confronti con aspetti più superficiali, mentre nell’altro con tematiche più profonde.

C’è una te stessa che si sente a suo agio in superficie e un’altra te stessa che si sente a disagio con la profondità.

Se è così, quando è così ( ogni caso andrebbe visto a se ), scappare dalla profondità non serve, quello che serve è un percorso di crescita per essere a proprio agio anche nelle cose più profonde.

Parliamoci chiaro: la vita senza profondità è piatta. 

Magari ti stai chiedendo che cosa intendo per profondità?

Non posso trattare il tema in questo articolo ma cerco di dartene un’altra immagine che viene molto usata, quella dell’iceberg.

iceberg, 8%, 92%, vedere, non vedere

Noi di un icerberg vediamo solo l’8%, il restante 92% non lo vediamo.

Spesso le nostre relazioni si basano solo su quell’8% e tutto il resto non lo vediamo o non vogliamo vederlo.

La relazione con gli amici può anche reggersi sull’8% ed è, appunto, più superficiale ma, se vogliamo relazioni più vere e profonde, abbiamo bisogno, n-e-c-e-s-s-a-r-i-a-m-e-n-t-e, di immergerci per conoscere, un po’ alla volta, il restante 92%.

Anche una coppia può reggersi per tanto tempo solo all’8%, una volta era così, ora le cose sono cambiate ed è sempre più difficile perché un po’ tutti si stanno orientando verso una vita più superficiale.

Cosa fare allora?

* C’è chi sceglie di non stare più in coppia, mai più!!

* Altri scelgono di far finta di niente e continuano a stare in coppia all’8%.

In un caso e nell’altro la profondità farà comunque capolino ciclicamente e ognuno l’affronterà come meglio crede.

 * Poi c’è un’altra strada, che consiste nel non buttare il bambino con l’acqua sporca, non buttare la via la coppia, restarci, ma cercando di farla transitare dall’8% ad una percentuale migliore.

É una bella prospettiva, spero di essere riuscito a trasmettertela ( anche nella comunicazione vale il principio dell’iceberg, spesso arriva solo l’8% ).

Per approfondire scegli il mezzo che più preferisci, le mie consulenze partono sempre con un primo colloquio telefonico o via skype gratuito e, di sicuro, dopo avrai le idee più chiare.

RICEVI I DETTAGLI DELLA MIA PROPOSTA DI COACHING AL FEMMINILE S.O.S RELAZIONI / RELAZIONE DINAMICA

Relazioni Dinamiche.

 

Vuoi vivere facendo snorkeling o ci facciamo anche qualche immersione?

Paride.