Il Valore dell’improvvisazione e la bufala del qui ed ora.

Il Valore dell’improvvisazione e la bufala del qui ed ora.

A Torino, due martedì al mese, ci alleniamo in quella che può essere considerata la caratteristica più importante per fluire con la vita ed essere nel famoso “qui ed ora“: improvvisare.

Avrai notato che prima dico che il “qui ed ora” è una bufala poi il suo contrario e allora ti starai chiedendo: ma questo “qui ed ora” esiste o non esiste?

Bella domanda!

Sulla nozione di tempo e sul suo scorrere, se passato e futuro esistano o se non esista, piuttosto, solo il qui ed ora, sono stati scritti fiumi di parole, e non ho scritto “fiumi” a caso: che sia un indizio?

Non ti perdere, stai presente.

Stiamo parlando di improvvisazione, della sua importanza e di come ci alleniamo il Martedì suonando le percussioni in cerchio ( Drum Circle ).

Eckart Tolle ripete allo sfinimento, come fa anche Salvatore Brizzi, solo per citarne due, che esiste solo questo momento: esiste solo il momento presente.

Da questa convinzione derivano i loro insegnamenti, che si possono riassumere “nell’allenarsi alla presenza”.

Più o meno gli esercizi sono così: “ricordati di te ogni volta che ti vesti” “ti svesti , “attraversi una porta”, “fai la doccia” e così via.

Sbagliano? Assolutamente no, allenarsi alla presenza è un’ottima pratica, ha numerosi risvolti positivi, ma non può essere “la pratica”.

Se come dice Tolle, esiste solo il momento presente,  io mi faccio una domanda:

quando divento consapevole del momento presente, quello stesso momento esiste ancora?

…..

E quanto dura un momento?

…..

Respira, rileggi e lasciati intrigare dai paradossi del tempo.

…..

Esiste ancora l’attimo presente quando te ne rendi consapevole?

…..

No che non esiste: non può esistere come attimo presente.

Quando ti fermi e dici ” adesso sono nell’attimo presente” beh, quell’attimo a cui ti riferisci non c’è più, se mai c’è stato, perchè ha lasciato spazio agli altri attimi presenti.

Se dico che esiste quest’attimo presente, questo significa che non possono esistere quelli “dopo”: dire che questo è l’attimo presente significa bloccare il fluire dell’esistenza, ma la vita non può essere congelata.

Per fermare la vita ci affidiamo alle fotografie che,  con tutti i loro limiti, ci danno l’illusione di poter fissare il “qui ed ora” in un fotogramma.

Anche i ricordi hanno la stessa caratteristica, ma sia la fotografia che i ricordi hanno un limite: sono solo rappresentazioni di un qui ed ora che non c’è più, il quale era molto più vasto e diverso di quello immortalato in una foto o nella nostra memoria.

Quindi, quando fai degli esercizi di presenza, non sei mai nel qui ed ora, semplicemente perchè non esiste nessun qui ed ora.

Possiamo dire che sei in un qui ed ora che fluisce, un susseguirsi di qui ed ora, ma non c’è un qui ed ora.

Che cosa significa allora improvvsare? Perché è essenziale? Perché è diverso dalla presenza?

Prendiamo ad esempio gli improvvisatori per eccellenza, almeno nell’immaginario collettivo: i jazzisti.

Se suono Jazz e devo improvvisare, di sicuro mi servirà essere presente a me stesso e a quello che sto suonando perché, se mentre suono penso a tutt’altro, sarà difficile suonare bene e, sopratutto, improvvisare.

Allora cosa serve per improvvisare, oltre alla presenza?

Serve la tecnica,  essersi fatto il mazzo per interiorizzare e rendere automatici quante più “cose” possibili, ed è per questo che non si smette mai di studiare.

Per poter fluire con  lo scorrere della musica ho bisogno necessariamente di non pensare alla musica, di non pensare alla tecnica.

Se mentre suono penso a come si fa un accordo o ad altri aspetti tecnici, la mia capacità di improvvisare sarà limitata, se non nulla.

Ora mi dirai: ok ma perché dovrebbe interessarmi visto che non suono ne tanto meno sono un jazzista?

La risposta è semplice, caro Watson: ti interessa perchè vivi, perchè vivere è fluire e perché, per fluire,non puoi che improvvisare.

Oppure, ed è ciò che accade molto di frequente, possiamo vivere una vita congelata, non perchè siamo nell’attimo presente, ma piuttosto perchè la viviamo come fosse una tecnica.

Le cose stanno più e meno così: moltissime persone cercano la soluzione ai loro “problemi” nelle tecniche, ma le tecniche possono sortire l’effetto opposto e da soluzione diventare il problema.

Mettiamola così: più o meno tutti i nostri problemi o difficoltà o, più semplicemente, l’insoddisfazione per la nostra situazione attuale, possono essere raggruppati sotto un unico nome : congelamento.

Per brevità: per congelamento intendo dire che ci siamo allontanati dalla vita, dalla spontaneità della vita e dal suo fluire.

La razionalità, insieme al non essere presenti a noi stessi, è la patria del congelamento.

Siamo congelati prima di tutto con noi stessi e poi, a cascata, lo è tutto il resto: le relazioni sopratutto.

Allora, se questo è vero, se abbiamo bisogno di scongelare, si capisce che attraverso le gelide tecniche razionali difficilmente riusciremo nell’intento.

Le tecniche non servono allora?

Certo che servono, dandogli il giusto peso e sopratutto fare come i jazzisti, che studiano le tecniche prima di esibirsi, ma quando si esibiscono non ci possono ne devono pensare.

Qual’è il problema?

É che per improvvisare dobbiamo riuscire a staccarci dalle certezze e riuscire a sostare nel vuoto, nel vuoto che c’è tra una nota e l’altra.

Questo è il punto: la razionalità, il programmare, il prevedere, lo studiare quella o quell’altra tecnica di comunicazione, sono tutte soluzioni che mettiamo in campo per mitigare la paura dell’ignoto.

“Adesso cosa dico?” “Adesso cosa faccio?” “Se mio marito dice X allora io devo rispondere Y, così ho letto in quel libro” e gli esempi possono essere infiniti.

Riassumendo e concludendo: le tecniche servono, ma se congelano l’interazione allora no.

Serve invece allenarsi a stare nel momento presente, ma però rischi di esporti all’incertezza: manca un ingrediente.

L’ingrediente segreto sono i Principi Attivi .

I principi attivi sono quello che c’è prima della tecniche.

Immagina di avere i mattoncini della Lego con i quali puoi costruire innumerevoli forme, pur avendo a disposizione “solo”  5 o 6 tipi di mattoncini.

Nella nostra narrazione, i 5/6 tipi di mattoncini sono i Principi Attivi, mentre tutte le forme che ci puoi costruire, sono le tecniche.

Conoscendo  e padroneggiando i Principi Attivi puoi costruire tutte le tecniche che vuoi, ma lo puoi fare mentre interagisci e sopratutto mentre sei presente.

Uso spesso un’altra metafora per illustrare il concetto: conoscere i Principi Attivi, che sono pochi e semplici, ti permette di entrare nella Matrix: nella cabina di controllo e comando.

Dalla combinazione personale e varia dei Principi Attivi puoi ricavare tutte le melodie che vuoi, diventi un compositore o, come si usa dire: il costruttore della tua vita.

Però c’è un aspetto che non abbiamo risolto: la paura dell’incertezza.

Senza dilungarmi troppo: la paura dell’incertezza, che tentiamo in tutti modi di allontanare da noi, ma insieme allontaniamo l’essenza del vivere, è essenzialmente rifiuto della morte ed è, in ultima analisi, l’ego che ha paura di morire, ma mi fermo quì.

Solo questo: la paura dell’incertezza la puoi solo accettare, ma la buona notizia è che la puoi mitigare allenandoti ad improvvisare, ed è quello che facciamo il martedì.

Questo è uno dei motivi che mi ha fatto chiamare la mia attività con le percussioni ” Drum & Coach”, perchè suonare in cerchio è come fare coaching e lo consiglio vivamente a chiunque faccia dei percorsi di crescita, a chiunque voglia provare a scongelarsi un pò.

Qual’è il punto di contatto tra tutto questo discorso?

Che durante i Drum Circle, non essendo noi musicisti, non conoscendo quindi la tecnica musicale, ma volendo improvvisare, usiamo uno escamotage: la tecnica viene sostituita dalla convergenza di tutti i presenti verso il battito di base sempre presente durante ogni drum circle.

Il battito di base o groove fondamentale è per noi quello che i Principi Attivi sono per la vita e le relazioni: sono i nostri mattoncini lego con i quali costruiamo tutti i ritmi che, improvvisando, sgorgano da noi spontaneamente, se e solo se accettiamo di non saper prima cosa suoneremo l’attimo dopo.

drumandcoach@effettozen.com per prenotare il martedì.

Relazioni Dinamiche : per iniziare ad approfondire.

Paride.

 

 

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