L’ansia nel 2018: Zerocalcare e gli studenti al campus Einaudi di Torino

Quando ti fai guidare dall’istinto, puoi stare certo che quello che arriva avrà una sua coerenza con il tuo percorso di vita e con il punto nel quale ti trovi: così è stato ieri.

Ieri, appunto, sono andato al Campus Einaudi a Torino ad ascoltare Zerocalcare che presentava il suo libro “Macerie ( prime ) sei mesi dopo” per poi rispondere alle domande degli studenti.

Entrare all’università è una cosa che mi ha sempre emozionato, poi ieri eravamo all’aperto, il cielo sereno e  tanti giovani.

Mentre aspettavo, non so bene perché,  le emozioni si impastavano con le riflessioni: riflessioni su di me, sul periodo che stiamo vivendo, sul futuro di questi ragazzi,  sui loro sogni, sulle loro speranze e preoccupazioni.

Non posso negare che ho pianto un po’ 😥, non è che mi sono messo a frignare, ma semplicemente un paio di lacrime mi hanno solcato il volto e ho sorriso perché erano lacrime felici.

Che periodo storico è questo per loro?

Con che cosa si misurano?

Cosa c’è di diverso, a parte cose esteriori e banali, rispetto a 30 anni fa, quando io avevo 20 anni?

Ora non farò un articolo lunghissimo per cercare di dare risposta a queste domande, parlerò solo un po’ dell’ansia e di poco altro. 

Non ho letto i libri di Zerocalcare anche se lo farò a breve, non conoscevo bene neanche i titoli e proprio il titolo è stata la prima cosa che mi ha colpito, la prima risposta:  “Macerie Prime”.

Macerie Prime è un chiaro gioco di parole, un allusione alle Materie Prime ora, uno degli aspetti che sottolineo di più, con le persone che si rivolgono a me, è proprio il fatto che le macerie della nostra vita, le cose che non vanno e i problemi sono proprio le materie prime sulle quali ri-costruire, mentre il problema è che quasi tutti non vogliamo averci a che fare perché le consideriamo, appunto, solo macerie, materiale di scarto.

Poi, l’altra cosa che mi ha colpito è stato questo continuo emergere della parola ansia.

Che cos’è l’ansia?

Perché ci viene?

Quale messaggio porta con se?

L’ansia della quale parlavano gli studenti era riferita allo stato d’animo prima di un esame oppure per il futuro in generale.

Ansia e angoscia hanno la stessa radice, “angustus”, che significa stretto. Anche angina ha la stessa radice infatti , quando ti viene, ti senti come soffocare. Quindi l’ansia è come un messaggio che ti dice che la tua vita è stretta, un po’ chiusa e statica.

Ci sta che quando devi sostenere un esame ti venga l’ansia proprio perché è una situazione chiusa, con delle sue regole certe: o hai studiato oppure non passi o passi con un voto basso.

Quando la nostra vita è troppo normata, troppo regolamentata o troppo razionale, l’ansia te lo dice, ma la soluzione non è solo farsela passare, piuttosto usarla come Materia Prima e non Maceria prima.

L’ansia ci interroga su come è la nostra vita oggi e su cosa posso fare per migliorarla, quali elementi mancano o sono carenti e così via.

Poi c’è l’angoscia da futuro; che cosa farò? Troverò lavoro? Riuscirò a fare ciò per cui sto studiando?

Questo tipo di ansia non è per le cose chiuse e strette, ma piuttosto è perché le cose sono liquide, indefinite e incerte: larghe. 

Come puoi vedere sto parlando di due opposti, facce diverse della stessa medaglia e, integrare gli opposti, è la base del mio lavoro di coach, perché le persone oscillano spesso tra gli estremi, ma trovare la via di mezzo è la soluzione.

Siamo passati da una società che era molto chiusa e piena di regole: in famiglia, in chiesa, a scuola o dove ti pare, e questo generava ansia e angoscia, perché così si vive male.

Forse hai vent’anni e non hai vissuto questa chiusura.

Da un po’ di anni invece molte regole o gabbie sono saltate, c’è stato uno spostamento da un maschile chiuso ad un femminile aperto, e mentre prima l’ansia era da soffocamento, ora è da spaesamento .

( ho scritto un articolo su questo, lo trovi qui ) 

Come se ne esce?

Cosa si può fare?

L’ansia, più semplicemente, al di la dei contenuti, è sempre uno scollamento tra il corpo e la mente, si crea come uno spazio vuoto nel quale possono nascere le preoccupazioni per l’esame o per il futuro, quindi quando sei presente non c’è posto per l’ansia.

Allora tutte le pratiche sulla presenza possono essere d’aiuto, ma io non credo che da sole possano bastare si, possono dare una mano, ma spesso non sono risolutive, cos’altro serve?

Agire, fare qualcosa ed essere presenti a quello che si sta facendo è un altro modo.

Ma la cosa forse più importante è la costruzione di quelli che chiamo punti fermi, che mi permettono di non farmi travolgere dagli eventi “stretti”, così come non mi fanno spaventare per quelli “ampi”.

Come si fa in pratica?

La prima cosa è diventare consapevoli e poi si inizia a fare qualcosa, l’importante è uscire dall’indecisione.

Più stai con i pensieri ansiosi più ti viene ansia; più scappi dall’ansia e più quella tornerà a farsi sentire, fino a quando non l’avrai affrontata come si deve.

L’ansia non è una maceria prima, è unamateria prima, così come tutte le altre espressioni di un disagio, quindi non si tratta di curare una malattia, ma comprendere la strada migliore èla crescita: più la mia vita cresce, più i miei punti fermi sono solidi, meno ansia avrò.

Credo di aver scritto anche troppo e considera che mi sono trattenuto ma, se vuoi approfondire seguimi, oppure mi contatti, oppure lasciamo fare l’istinto, che lui sa che cosa è bene fare, lui sa dove sono le risposte, anche se spesso sono sbagliate ( C. Guzzanti ).

Cosa mi auguro?

Più macerie per tutti così da poter iniziare a costruire la vita come vogliamo e smettere di aspettare che ci cada dall’alto.

Puoi contattarmi a: 

Paride 3332208735

coaching@effettozen.com 


 

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