Perché litigare per andare d’accordo

Perché litigare (di più) per andare (veramente) d’accordo.

Le nostre idee su come dovrebbero essere le cose sono  ciò che ci impedisce di vivere la vita che vorremmo.

Una delle idee limitanti che abbiamo è credere che “litigare” non vada bene e che, per far funzionare la coppia*, la prima cosa sia andare d’accordo

(*Uso coppia per brevità, ma leggi sempre: relazione con i figli; con se stessi; sul lavoro; etc. )

E se ti dicessi che proprio il “litigare” è  l’ingrediente segreto per far funzionare meglio qualsiasi relazione, anche quella con te stesso

E se ti dicessi che attraverso il “litigare” puoi andare più d’accordo

Le persone dicono  1) di non litigare per andare d’accordo oppure 2) che vanno d’accordo per non litigare.

perchè litigare per andare d'accordo

In pratica, sacrifichiamo il litigare sull’altare dell’andare d’accordo: ma che tipo di andare d’accordo sarà?

Quali accordi prendiamo per andare d’accordo

Sarà un andare d’accordo per la vita o contro la vita?

Saranno degli accordi che creano un contesto famigliare, di coppia, con i figli, sul lavoro o con se stessi che fanno crescere o che fanno regredire?

*Litigare non è inteso in senso stretto, quindi non mi riferisco solo alle interazioni accese. 

Mi riferisco al litigare come modalità per mettere in discussione, per ridiscutere, per riformulare gli accordi che abbiamo preso per andare d’accordo.

In questo senso il litigare è ciò che permette alla relazione e alla vita di rinnovarsi.

Se non vogliamo litigare va da sè che piano piano le relazioni e la vita tendono a diventare sempre più piatte, per non dire peggio.

(Sul perché quasi tutti evitiamo il litigare come la peste me ne occuperò in un altro articolo.)

Il “litigio” è ciò che permette alle relazioni di rinnovarsi altrimenti, piano piano, tendono a fermarsi fino a morire. 

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Ecco le tre situazioni più comuni che ci troviamo quando il litigio non deve far parte delle nostre storie.

La più comune è che il dissenso verso l’ordine costituito/ equlibrio non viene visto e accolto, oppure viene banalizzato o, peggio ancora, viene messo a tacere.

L’ altra è che, al contrario, viviamo relazioni con continui litigi che sono, però, superficiali e che intaccano poco o niente l’equilibrio .

La terza  è che l’aggressività* che si accumula per non litigare, per non confrontarsi e per non andare in profondità, viene fuori all’improvviso, magari in modo accesso, e fa saltare tutto l’accordo.

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(Per l’aggressività* non mi riferisco a come la intendiamo comunemente.)

Se vogliamo crescere in qualcosa, se vogliamo crescere in generale dobbiamo metterci in testa che si può fare solo recuperando risorse in aspetti che abbiamo classificato come non buoni, come l’aggressività o il litigare.

Io sostengo che dovremmo mettere il “litigio” come base dell’andare d’accordo: se non ci confrontiamo seriamente, se non prevediamo di prenderci del tempo per questo, se ci accontentiamo di relazioni sempre più liquide, allora non andremo mai veramente d’accordo ma prederemo degli accordi superficiali che, alla lunga, non reggono lo scorrere della vita.

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Magari le cose possono pure andare bene per un po’ e non ci accorgiamo che stanno regredendo e, tutto ad un tratto….

Più gli accordi sono superficiali più saranno rigidi.

E più sono rigidi più ci incasiniamo.

La soluzione non è prendere accordi ancora più superficiali, che è quello che accade sempre di più.

Vuoi sapere che cosa succede basando la nostra vita sul non litigare? 

Succede che per non litigare con gli altri dovrò necessariamente litigare con me stesso cioè, dovrò mettere a tacere parti di me che “non stanno bene” nella relazione, che non stanno bene nell’accordo. 

Per non litigare litigo con me stesso. 

E che cosa pensi che facciano gli altri?

Fanno la stessa cosa: pur di stare con qualcuno e pur di non litigare mettono a tacere parti di se. 

Che relazione può mai essere quella in cui nessuno dei due è se stesso?

Si capiscie che è un bluff che regge finché le cose vanno via lisce, ma appena c’è un qualcosa di “diverso” da affrontare come facciamo?

Se sono in coppia posso anche chiudere, pensare che era quella persona a non andare bene e poi cercarne un altra che, ahimè, sarà una fotocopia. 

Oppure, ancora peggio, si continua a sedare il dis-accordo, andando avanti come muli che portano pesi, eh sì perché che fine pensi faccia tutto quello che scartiamo?

C’è lo portiamo in groppa e ci appesantisce, ma non possiamo dirlo, per non rompere l’accordo, ma il peso aumenta sempre più.

Continuando ad accettare accordi scadenti rimandiamo l’incontro con noi stessi.

Ma con un figlio cosa faccio, visto che non posso chiudere?

Se non sono soddisfatto della mia vita cosa faccio, visto che non posso divorziare da me stesso? 

Se voglio essere considerato di più nel lavoro, magari voglio essere pagato di più o voglio migliorare un qualsiasi altro aspetto della vita, come posso farlo se io per primo vivo al 10%?

E come posso espandermi se dentro di me non prevedo di mettermi in discussione, se non prevedo il litigio con me stesso? 

La musica ci può servire come metafora per capire meglio. 

In musica gli accordi sono un gruppo di note che suonate insieme risultano essere piacevoli all’ascolto. 

Un accordo è composto da note con profondità diverse.

Mettendo insieme più accordi si compongono le canzoni che sono tanto più piacevoli e coinvolgenti tanto più riproducono la profondità e la diversità della vita

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Allora perché noi ci ostiniamo a vivere prendendo accordi di una sola nota, poco profondi e con poca diversità e aspettarci di vivere una vita piena e soddisfacente? 

Più accordi e più note daranno vita ad una polifonia; un solo accordo, per di più se fatto di una sola nota sarà, al contrario, una monotonia.

Non litigare per andare d’accordo equivale a mettere a tacere, in noi e  negli altri, tutte le altre note.

Per non litigare ci accontentiamo di una vita mono-tona, ma siamo o no un’espressione divina, siamo o non siamo una polifonia?

Si che lo siamo, ma non possiamo scoprire la nostra grandiosità  perché viviamo ancora schiavi di quella vocina che ci dice: “tu non vali”, “non te lo meriti”.

Ma secondo te, se uno pensa di non valere, sarà in grado di creare un ambiente nel quale gli altri possano sentire che valgono?

No, non è possibile ma, anche questo non possiamo dircelo: potresti mai dire che una coppia/famiglia/etc.  non è costruita per far crescere le persone ma per tenerle dentro un recinto? No che non possiamo dircelo, ma spesso è così.

Giochiamo al ribasso, perché è più facile non vedere i propri buchi se anche chi ci sta vicino è un po’ come noi.

Torniamo al figlio o a noi stessi: come faccio a crescere bene un figlio se suono poche note o solo una? Come mi comporterò quando mio figlio contesterà la canzone che gli impongo? 

Farò la stessa cosa che ho imparato a fare con me stesso: metterò a tacere il dissenso. É dura da digerire ma è così. 

Ma se torniamo anche solo a pensare a noi stessi, alla nostra vita non è , forse, la stessa cosa? 

Come facciamo a stare meglio, ad affrontare le sfide della vita, a mettere in piedi un progetto o un sogno, se non litighiamo con noi stessi? 

Allora che cosa ti propongo? 

Non è  facile dirlo in poche parole, ma ci provo.

Per prima cosa propongo di allenarsi al dubbio e all’incertezza.

Poi iniziare a trovare il modo e il metodo per far sì che il litigio non sia più una cosa da evitare ma da volere nella propria vita per rinnovarla e farla crescere.

In fine, ma non per ultimo, iniziare ad incuriosirti ad approcci che non siano o solo terapeutici o solo spirituali, ma che prendano il buono dell’uno e dell’altro.

In terapia ci si focalizza sui “problemi” ma si può facilmente perdere di vista il tutto.

La spiritualità, all’opposto, si sposta sul tutto, sul senso del viaggio della vita, etc,  e mette da “parte” i problemi.

Qui si parla di crescita: come far crescere le cose? É diverso dall’aggiustarle ( terapia) ed è diverso dall’allontanarsi ( spiritualità). 

Quello che io propongo è un intreccio/unione perché non si può stare troppo focalizzati sui problemi, ma non si po’ neanche vivere facendo finta che non ci siano. 

Poi ognuno fa la vita che vuole, ognuno sa, a casa sua, come funziona, io mi limito a osservare e  che cosa vedo?

Vedo una fuga verso l’alto, un voler scappare dai problemi, dalla densità e, perché no, dalla profondità.

Ma vedo, allo stesso tempo, che questa fuga nasconde il suo opposto, cioè una gran voglia di quella stessa profondità. 

Come si dice: 

la volpe dice che l'uva è acerba perché non ci arriva. 

Diciamo che non ci interessano più certe cose, abbiamo rinunciato e spesso lo nascondiamo dietro maschere scintillanti, ma sotto sotto c’è altro: non è l’uva ad essere acerba, ma è la volpe ad essere “ancora” troppo bassa.

Allora vogliamo continuare a percorrere strade illusorie oppure iniziare a crescere per arrivare all’uva? 

La vuoi una relazione di coppia “seria” o continuiamo a fare i giochini? 

Stiamo vivendo tempi difficili, tempi di transizione tra vecchi e nuovi equilibri. Qui le vecchie soluzioni non funzionano più, ma ancora quelle nuove non ci sono: non c’è altra strada che lasciarsi attraversare dall’incertezza.

Io credo di aver attraversato molte incertezze, aver messo in discussione molto di me e dei sistemi che mi hanno trasmesso. Ho rischiato su di me, sono uscito dal recinto e, quando lo fai, ti senti spaesato e ti viene a mancare il sostegno del clan. Sei solo e hai paura, vorresti tornare indietro e l’ho fatto tante volte, ma non mi sono mai scoraggiato, ho ripreso e sono andato avanti. 

Ci vuole un po’ di incoscienza e di coraggio ma, come dico sempre: quanta incoscienza e “coraggio” ci vogliono per continuare ad accettare di vivere al 10%, se va bene? 

Ne vuoi parlare? Vuoi iniziare ad uscire dal conosciuto? Vuoi dare una scossa alla tua vita e vedere che cosa c’è oltre alle solite cose, trite e ritrite, o non ne hai ancora abbastanza? 

Quello che gli altri chiamano litigare, io lo chiamo andare d’accordo. 

Paride.
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