Trasforma i pesi in ali per volare

Trasforma i pesi in ali per volare

Trasforma i pesi in ali per volare,

anche se dovrei dire

ricicla i pesi in carburante per prendere il volo.”

La prima immagine è quella che vedi sotto.

Ciò che era una rete/gabbia, fatta dai nostri nodi e dalle nostre parti congelate o dimenticate, può essere trasformata in ALI PER VOLARE.

Trasforma i pesi in ali per volare

Vuoi tornare a volare, o ti senti come “L’aquila che si credeva un pollo”?

Allora partiamo e  iniziamo dalla leggenda dei 2 Lupi. Trasforma i pesi in ali per volare

LA LEGGENDA DEI 2 LUPI

( come non te l’hanno ancora raccontata )Trasforma i pesi in ali per volare

Da tanto tempo gira sui social questa storia, detta dei 2 Lupi, nella quale un anziano Cherokee cerca di far arrivare al nipote un insegnamento.

Ti dico da subito che la storia, nella sua versione più conosciuta, non mi ha mai convinto anzi, penso proprio che ci porti fuori strada, ma andiamo con calma e partiamo dalla versione classica.

L’anziano Cherokee racconta al nipote come nel cuore di ogni essere umano ci siano 2 Lupi: un Lupo nero e un Lupo bianco.

Il Lupo nero è rabbioso e violentoTrasforma i pesi in ali per volare

Il Lupo bianco è di buon animo e docile. Trasforma i pesi in ali per volare

I due Lupi combattono continuamente fra loro.

Allora il nipote gli chiede

“Nonno, quale dei 2 Lupi avrà la meglio sull’altro?”

L’anziano Cherokee rispose

“Quello che alimentiamo di più”.

La morale della storia è chiara:

cio che alimentiamo, con la nostra attenzione, tende e crescere,

mentre ciò che affamiamo, relegandolo nell’ombra, tenderà a morire

e vissero tutti felici e contenti.

( a parte il lupo nero che, poverino, è morto )

Peccato che questa morale ci porti, dritti dritti, verso una vita che diventa sempre un po’ più statica e inconsistente o, se vuoi, superficiale, proprio perché abbiamo affamato troppi Lupi neri.

Ma che cosa rappresentano questi Lupi neri?

 

Nella storia che hai appena letto si parla di Lupo Rabbioso, ma noi qui allarghiamo il campo anche ad altri aspetti.

Ne parlo in una pagina ad hoc, ma per adesso è sufficiente sapere che sono tutti quegli aspetti della vita che, per diversi motivi e per diversi livelli di profondità, abbiamo “represso”. (quando vuoi leggerla il link è questo.) 

I 2 Lupi rappresentano 2 opposti, per questo userò  quasi sempre come esempio, la coppia Femminile/Maschile, ma potrebbe essere che ne userò anche altre.

La credenza che ciò a cui diamo attenzione cresca e che ciò a cui non la diamo muoia, non solo è falsa, ma è vero l’esatto contrario.

(Alla fine della pagina troverai quello che ero solito dire sulla storia quando ne parlavo in alcuni seminari di gruppo. )

Cosa succede, allora, quando cerchiamo di dare attenzione solo al Lupo buono?

Prendiamo il caso, più classico, che io abbia relegato nell’ombra e cercato di affamare il Lupo Nero che rappresenta il “Maschile”.

( non gli uomini, ma le qualità del maschile presenti in tutti: uomini e donne )

Cosa succede se non mi do il permesso di vivere il maschile?

( Prenderò in esame almeno 4 conseguenze reali e vedremo che cosa possiamo fare per uscirne.)

sos relazioniPRIMA CONSEGUENZA

( Il consumo delle energie e l’esempio della rabbia ) sos relazioni

1) La cosa più dannosa è che utilizziamo tantissime ENERGIE per tenere il maschile in ombra o disattivato. ( o almeno questa sarebbe l’intenzione/illusione)

La mancanza di energie è uno degli ostacoli più frequenti che le persone lamentano per giustificare l’assenza di azione rispetto ad una situazione da modificare, oppure quando si tratta di raggiungere un obiettivo.

Giustamente, se non ho energie, sarà molto difficile agire su qualsiasi fronte, sopratutto su quelli più importanti e difficili che ne richiedono di più.

L’altra “scusa” è la mancanza di tempo.

Dico “scuse” perchè purtroppo spesso è proprio così: ci diciamo che non abbiamo tempo e energia, ma sotto sotto la verità è che ci sono altri motivi e forze che ci tengono incatenati.

Comunque sia, gestione del Tempo e dell’Energia sono collegate tra loro e si possono ottenere cambiamenti significativi agendo anche solo su questi due fattori.

Questo è un primo livello di intervento, che fa parte del bagaglio del coaching classico, improntato all’efficienza e al raggiungimento dei risultati.

( Una parte importante del mio modello di coaching è formato dal modello S.F.E.R.A.®, nel quale la E sta proprio per Energia e R sta per ritmo e nelle dinamiche del Ritmo rientra, tra l’altro, la gestione del Tempo. )

Qualche volta può essere sufficiente, ma succede spesso che le persone si blocchino già a questo livello, perché hanno dei sabotatori, qualche volta esterni, ma molti di più interni.

sos relazioni

Si può lavorare sulla gestione del tempo anche senza rivolgersi ad un coach, in rete è pieno di informazioni e ci sono degli ottimi libri che ne parlano.

Anche se in alcuni casi può andar bene fare da se, per esperienza posso dirti che quando le persone prendono in esame come impiegano il tempo/energia e provano a riorganizzarsi, tendono ad auto ingannarsi su diversi punti.

Torniamo a noi e ai sabotatori interni: quali sono i tuoi? Li conosci?

Probabilmente no, oppure ne conosci qualcuno, ma altri ti sfuggono, altrimenti che sabotatori sarebbero?

Ma per adesso non cercare di rispondere e lascia la domanda aperta.

La risposta arriverà strada leggendo anche se dovresti iniziare ad intuirla  sopratutto se hai letto le altre due pagine di SoS Relazioni / Riciclo Emozionale. ( Link 1 e Link 2 )

Abbiamo detto che, per ovviare alla mancanza di tempo e energia, possiamo fare un lavoro di analisi ed agire di conseguenza.

Questo è un primo livello di soluzione, ma c’è ne sono altri: ti viene in mente qualcosa? sos relazioni

Cos’altro facciamo per alzare il nostro livello di energia?

 

sos relazioni

Abbiamo tre grandi classi di attività: dinamiche e statiche o una combinazione tra le due.

Lo sport, la meditazione, lo Yoga, la bioenergetica, le arti marziali e così via, sono quelle che mi vengono in mente adesso.

Ma come è possibile che ci ricarichiamo facendo una corsetta?

Dovremmo essere più stanchi, giusto?

C’è qualcosa che non torna:  cosa succede di interessante per il discorso che stiamo facendo?

A parte la sensazione di benessere dovuto al rilascio di endorfine e di endocannabinoidi, che cosa accade quando facciamo sport?

Liberiamo l’energia bloccata o stagnante, questo succede, ed il bilancio tra l’energia che impieghiamo per correre e quella che si sblocca, è in positivo.

Ma c’è una differenza sostanziale tra il liberare energia attraverso lo sport e il farlo agendo sulle cause che la tengono blocatta.

Nel caso dello sport è come se ogni volta andassimo  a vuotare un vaso che continua a riempirsi d’acqua: noi lo svuotiamo e quello continua a riempirsi.

Questo ci porta ad una conclusione ovvia: se oltre a fare “sport” riuscissimo a sbloccare l’energia andando ad agire anche sulle cause, non voglio dire che il vaso non si riempirà più, ma di sicuro possiamo rallentare il processo.

Ma il perché ci sentiamo meglio e più energici dopo aver fatto sport è anche un altro: mentre facciamo sport è molto probabile che stacchiamo un pò il chiacchiericcio della mente.

L’attività mentale è uno dei più grandi vampiri di energia, per questo riuscire a ridurla, almeno in parte, è un altro mattoncino per la costruzione del nostro stile di vita ideale.

Questo fatto ci porta dritti alle attività statiche, come la meditazione.

Anche se io preferisco di più le meditazioni dinamiche, oppure quelle attività che coinvolgono sì il corpo ma sempre con il focus sulla presenza, come le arti marziali, la bioenergetica o lo yoga, sta di fatto che servono, e tanto, per aumentare la presenza, l’autoconsapevolezza, la capacità di stare concetrati e, come ho già detto, rallentano l’attività mentale facendoci risparmiare tanta energia.

Tutti questi livelli di possibili soluzioni non vanno a toccare i contenuti e questo è un bene  perché così bypassiamo le difese resistenze associate, ma è anche un limite perché non vai a modificare minimamente le tue credenze sul maschile, per rimanere al nostro esempio.

Le nostre credenze e convinzioni rimangono le stesse, anche se facciamo sport o meditiamo. sos relazioni

Ricapitalondo questo primo punto.

– Abbiamo tante energie bloccate, quindi non disponibili, per tenere a freno ciò che della vita abbiamo giudicato come “negativo”.

Senza energia è difficile iniziare e portare a termine qualsiasi proposito in qualsiasi direzione.

Possiamo provare ad avere più energia e tempo facendo un lavoro di analisi, possibimente facendosi aiutare per evitare di auto ingannarsi.

É un lavoro ottimo, ma rimane a livello delle soluzioni e non delle cause, perché non andiamo a toccare le credenze associate.

Sempre per avere più energia possiamo fare “sport o meditazione”.

Anche questo livello è ottimo, ma come per l’altro, non andiamo a modificare le cause.

sos relazioni

Prendiamo ad esempio la rabbia.

Trasforma i pesi in ali per volare

Posso fare sport o meditare e forse la rabbia si attenua o scompare, comunque, di sicuro, mi alleggerisco.

Possiamo anche usare delle tecniche di liberazione fisica o vocale, tanto che alcune aziende, sopratutto in Giappone, hanno delle apposite stanze dove si può entrare per rompere degli oggetti con rabbia o urlare a squarciagola.

Addirittura pochi giorni fà leggevo un post nel quale si diceva che in una città hanno posizionato dei materassini contro dei pali nei quali tirare dei pugni per sfogarsi.

Ma continuiamo solo a svuotare un vaso pieno, ottima soluzione per evitare di fare male a qualcuno, ma non risolve affatto il problema

Il giorno dopo, al primo stimolo interno od esterno, la rabbia tornerà e con lei la necessità di attenuarla ancora.

Cosa possiamo fare di diverso per gestire, in questo caso, la rabbia?

 

1) Capire che cos’è e come si genera.

2) Che cosa mi sta dicendo la rabbia?

3) Comprendere che la rabbia è una soluzione per qualcos’altro che non riesci ancora a vedere.

Quando inizia a cambiare la nostra conoscenza della rabbia, la rabbia stessa non è più quella di prima e, sopratutto, non sarà più un nemico da combattare, come fosse una cosa esterna a noi, ma diventa una potente alleata.

Eh sì, hai letto bene: una potente alleata, questo è in estrema sintesi il Riciclo Emozionale: Trasforma i pesi in ali per volare.

Invece di combattere la rabbia, che significa combattere contro se stessi,  usiamo le qualità della rabbia come carburante e avremo un altro surplus di energia a disposizione perchè non più impegnata a tenerla  repressa.

Forse sei ancora lì che stai pensando: “qual è il messaggio della rabbia?”

Benedetta curiosità!

Premesso che bisognerebbe parlarne con calma, la rabbia ti dice:

“c’è qualcosa che dovresti cambiare”.

Come si genera la rabbia?

La rabbia è la conseguenza del dolore, che a sua volta e la conseguenza di un desiderio non soddisfatto o, se vuoi, di una delusione.

Allora un ottimo modo per alleviare la rabbia sarebbe di iniziare a capire quali sono questi desideri/bisogni non soddisfatti e vedere se è possibile soddisfarli e cosa si può fare per trovare delle alternative.

Una delle cose che succede è questa: siccome non siamo consapevoli di quali siano questi desideri, spesso antichi e profondi, oltre alla rabbia che abbiamo da gestire, diventiamo un pò iperattivi: abbiamo bisogno di movimento, di fare e di essere impegnati, proprio per non “sentire” come stanno le cose.

Trasforma i pesi in ali per volare

Poi, siccome siamo come trottole iperattive e “impazzite”,  una delle soluzioni più gettonate, qual è?

Mi fermo immobile per meditare ( ottimo ) , vado a cambiare la mia vibrazione, sempre immobile, ascoltando le campane tibetane piuttosto che il bagno di gong.

Niente di strano, purtroppo, che queste siano le soluzioni, ma non so se inizia ad esserti chiaro, che sono comportamenti un po’ schizzofrenici.

Da un lato non riusciamo a trovar pace, dall’altro diventiamo tutti dei piccoli Bhudda: per me c’è qualcosa che non torna.

Avremmo molto più bisogno di sbloccarci che di sederci immobili

 

Tutti parlano di vibrazioni, l’universo e vibratorio e così via, quindi la soluzione è di ascoltare delle vibrazioni che vadano a modificare la nostra.

C’è un che di magico e superstizioso in questa credenza, perché non teniamo presente una cosa di basilare importanza.

Non so se conosci il fatto che in alcune vigne venga fatta ascoltare della musica per produrre uva migliore.

Oppure che le mucche producano più latte se gli si fa ascoltare Mozart.

Il problema è che noi siamo esseri umani e abbiamo una differenza di fondo rispetto ad una pianta o ad una mucca: pensiamo, abbiamo un inconscio e delle emozioni.

Allora non sarà una vibrazione che potrà “curarti”, non sarà una vibrazione che cambierà i tuoi schemi di pensiero o di comportamento.

Puoi averne un giovamento, come dopo aver preso un antidolorifico, ma puoi stare certa che non andranno minimamente a toccare la tua vibrazione di fondo che è il risultato di tutt’altri aspetti, una dei quali è quello di cui ti sto parlando: quanti lupi neri rabbiosi hai affamato?

Vado lungo come sempre, ma tant’è, perché dovrei limitarmi nello scrivere?

Perché dovrei limitarmi? Per poi avere il bisogno di ritrovarmi sedendo in zazen? Per poi ritrovare un armonia ascoltando un Gong?

Mi perdonerai per questo piccolo inciso, non so se ti riguarda, ma personalmente questa moda vibratoria la vedo proprio come un’ennesima presa per il c…o.

Vuoi saperne un’altra?

Il maestro o il guru è stato sostituito dalla potenza della vibrazione o dai mantra in sanscrito, ma non è cambiato niente, c’è sempre qualcosa che sta fuori di te che dovrebbe essere la soluzione.

Ma almeno con un maestro potevi esser d’accordo o no, potevi prendertela con lui, anche sbagliando, comunque sia era una relazione che serviva per crescere: quale relazione puoi avere con una campana?

Ma andiamo avanti.

Torniamo alla domanda

Cos’altro succede se non mi do il permesso di vivere il maschile?

sos relazioniSECONDA CONSEGUENZA

( La personalità e gli ammortizzatori della macchina )sos relazioni

2) Più aspetti abbiamo relegato nell’ombra, meno saremo profondi  e questo avrà delle conseguenze in ogni ambito della vita.

Quando parlo di conseguenze, non pensare solo a cose gravi, perché i contraccolpi possono andare dal “semplice” sentire che manca qualcosa ( insoddisfazzione), fino ad arrivare a conseguenze di maggior importanza.

Quale che sia la gravità le conseguenze sono sempre dei segnali che la nostra vita, in un qualche modo, avrebbe bisogno di una revisionata.

Ma quando parlo di profondità vedo che le persone sgranano gli occhi, succede anche a te?

Accade perché agisce un’altra “bella” credenza limitante che assoccia alla profondità la pesantezza e alla superficie la leggerezza e nessuno inviterebbe al banchetto la pesantezza, no?

Prova adesso a sostituire la parola profondità con personalità e dimmi: “inviteresti al banchetto più facilmente un ospite con personalità o un altro che ne ha poca?

LA MOLLA DELL’ AMMORTIZZATORE

Vediamo di fare un altro esempio,

prova ad immaginare che la tua vita sia regolata da una

molla

come la molla

di un ammortizzatore di una macchina.

Trasforma i pesi in ali per volare

Tutti sappiamo che un ammortizzatore serve ad assorbire le buche o le asperità del terreno, così da sobbalzare meno e non perdere il controllo del mezzo.

Seguimi perché la metafora si fa interessante.

Immagina che la regolazione della molla sia collegata al maschile e al femminile.

Più sono spostato sul femminile e più la molla sarà morbida

Più lo sono sul maschile e più sarà rigida.

Tornando alla vita succede questo: regoliamo la nostra molla per non sentire troppo le asperità della vita: per non sentire, per esempio, il dolore.

Però, mano a mano che il tempo passa, dobbiamo irrigidire sempre di di più la molla, perché ogni soluzione è sempre transitoria e dopo un po’ perde i suoi effetti benefici.

Ma succede anche altro.

Quando insistiamo sempre ad aumentare la dose della stessa soluzione, come irrigidire la molla dell’ammortizzatore, si arriva al risultato opposto.

La molla diventa così rigida che adesso sobbalziamo anche se incontriamo solo una buchetta minuscula, in una parola, diventiamo sempre più reattivi.

Questo fatto genera un’altra illusione, ai nostri occhi e a quelli degli altri, una illusione che ci fa apparire come persone sensibili e questo ci da un vantaggio a livello di riconoscimento sociale e relazionale, ma la verità è un’altra.

Non puoi immaginare quanto mi piaccia svelare le illusioni, ma quando la nostra molla è regolata sempre più sul rigido e ci fa sentire tutti i sobbalzi della vita, la verità è che siamo molto lontani da noi stessi e dalle nostre profondità, ed è proprio per questo motivo che sobbalziamo ad ogni avvallamento.

sos relazioni

Ancora un esempio, così che ti sia più chiaro questo meccanismo.

Se sono una persona che si è allontanata troppo dal sentire il proprio “dolore”, allora facilmente diventerò

1) O una persona completamente congelata e asettica

2) O posso diventare una persona che sobbalza ad ogni evento “doloroso”esterno. 

A dire il vero il percorso è questo: prima divento asettico ( ho regolato la molla al massimo della rigidità), poi  piano piano inizio a diventare reattivo ad ogni stimolo ( sentirò tutte le asperità del terreno ), ma non sarò capace di andarci dentro.

In pratica divento una persona quasi sdoppiata in due, nel senso che apparirò come sensibilissima ai dolori del mondo, ma non sarò altrettanto in contatto con la mia vita o con quella di chi mi sta vicino.

Queste persone, e c’è ne sono tante, purtroppo sempre di più tra le donne, si sono costruite così.

Da bambini nessuno li ha visti per quello che erano, sopratutto per quel che riguarda, in questo caso, le sofferenze che ogni bambino inevitabilmente si vive.

Poi, crescendo, non mi sentirò più degno di provare dolore, tanto nessuno se ne accorge anzi, mi sentirò in colpa quando sto male e penserò anche che il mio star male sia sbagliato e causa, qualche volta, dello star male dei miei genitori o fratelli.

Infine, visto che niente può essere nascosto per sempre, avrò comunque bisogno di una valvola di sfogo che arriva  attraverso il mio dedicarmi alle sofferenze altrui o a quelle del mondo.

Il fatto è che una persona di questo tipo potrà forse dare un supporto pratico a chi sta “male”, ma non potrà fare più di tanto perché non puoi accompagnare nessuno dove tu non sei mai stato o dove hai ancora paura di andare.

Proprio oggi, mentre sto scrivendo questa parte della pagina, ho sentito una persona, madre e moglie, anche se separata, che ha dovuto fare un esame medico importante.

Bene, questa persona non è stata in grado, ma di più, proprio per lei è la normalità, di dire ai genitori, ai figli ma neanche al lavoro, che doveva fare questo esame.

La motivazione razionale, perché c’è sempre una razionalizzazione dietro, è che non voleva dare dei pesi ai genitori anziani o ai figli giovani, ma sotto c’è quello che ho scritto sopra: mi dedico agli altri relegando me in secondo piano anche quando sarebbe il mio “turno”.

Ma voglio dirti un’altra cosa: un genitore è per definizione un educatore o un accompagnatore, scegli te il termine che ti piace di più.

Ma che tipo di insegnamento darò ai miei figli?

Come posso accompagnarli a viversi tutte le parti della vita, comprese quelle dolorose, se io per primo le tengo nascoste?

Cosa succederà a quei ragazzi quando si troveranno ad affrontare le loro sofferenze?

Avranno, per prima cosa, imparato a nasconderle, perchè quello è stato il modello e poi faranno difficoltà a starci dentro e, infine, quando da genitore gli chiederai “dimmi figlio mio, che cos’hai oggi che ti vedo strano?”, cosa pensi che ti risponderà, se ti risponderà?

Sarà più facile che ti dica “niente mamma, sono solo un po’ stanco” o qualcosa di simile.

Torniamo alla metafora della molla e chiudo dicendo che vivere con la molla rigida/reattiva, è un vivere un po’ penoso, perché è come se avessimo il sistema nervoso parasimpatico ( lotta e fuga ) sempre attivato e non troviamo mai pace.

Le persone in questa situazione, e chi più chi meno lo siamo tutti, credono che le cose brutte, dolorose o indesiderate succedano sopratutto a loro, ed è vero, ma la causa non è la sfortuna o il Karma.

La causa sta nella regolazione della molla che abbiamo irrigidito per non sentire.

La soluzione è diventata la causa e fai attenzione perché questa inversione causa/soluzione è molto presente, sopratutto nelle relazioni.

D’altro canto se la regoliamo sul femminile piano piano la molla sarà sempre più lenta ed asseconderà tutti gli avvalamenti del terreno:  è un pò quella sensazione di finirci dentro senza averne il controllo.

Non so se ti è mai successo di viaggiare in autostrada con una macchina con gli ammortizzatori scarichi. 

Hai come l’impressione di essere sulle montagne russe: prima scendi nell’avvallamento e poi risali come se dovessi prendere il volo: può essere divertente se sei un po’ pazzo, ma ti posso assicurare che sentirsi in balia della macchina non è proprio una cosa piacevole.

La giusta regolazione è una via di mezzo, anche se, come ho detto, ogni regolazione dopo un po’ non va più bene.

Nella vita che cosa sono queste regolazioni della molla?

 

Sono sempre la stessa cosa, che per brevità riassumo ancora con questa frase: sono tutte le cose che non ci diamo il permesso di essere e di vivire.

Più aspetti della vita cerco di evitare più la molla diventa rigida e più diventa rigida più sentirò ogni piccola asperità.

 

La personalità, per come la intendo qui, non è legata al “fare”, alle manifestazioni esterne di successo o cose simili.

Sos Relazioni / Riciclo Emozionale si occupa della personalità che viene prima delle cose che facciamo, lo possiamo chiamare un coaching per l’ESSERE.

Quindi, lo ripeto, quella che era una soluzione per non sentire il “dolore delle buche” diventa il suo opposto e sentirò ogni piccola buca.

In pratica, perché anche se non ti sembra, di pratica stiamo parlando, più aspetti releghiamo nell’ombra per non sentire dolore, meno saremo profondi come personalità e meno personalità abbiamo più sarà difficile che tutto il resto vada come vogliamo.

Come possiamo fare allora per allentare un po’ la molla ( ma non troppo)?

Come per l’energia, possiamo fare “sport” o “meditare”, il che ci permetterà di ammorbidere un po’ la molla, ma la cosa migliore sarebbe, ancora, abbinarci anche un lavoro di recupero delle risorse nascoste in quegli aspetti.

Il terzo e il quarto punto che seguono possono apparire come delle sfumature degli altri due, ma se guardiamo meglio possiamo vedere che ci portano ancora più vicino all’essenza.

Allora, cos’altro succede quando escludiamo aspetti dell’esistenza dalla nostra di vita?sos relazioni

TERZA CONSEGUENZA

( Niente sparisce del tutto: aggressività e auto-aggressività )

sos relazioni

3) Questi aspetti non sono morti ( nulla si crea, nulla si distrugge ) e continuano ad influenzare la tua vita.

Continuano ad influenzarla sottotraccia che è ancora peggio perché non vedendoli diventano molto più subdoli. 

Torniamo all’esempio del maschile e ammettiamo che nella tua vita, in una qualche misura, hai escluso questa energia: “perché a te l’energia maschile non piace e non la vuoi”.

Non mi va di fare nessun esempio specifico, ma puoi stare certa che intanto, per prima cosa, rifiutare il maschile è un’operazione del maschile stesso, ops, e potremmo fermarci qui, perchè ho gia dimostrato che quello che dico è vero, ma non ti “vedo” convinta?

Nel rapporto di coppia, con i figli, sul lavoro, con gli amici e con te stessa, sono sicuro che ci sarà tanto, ma tanto maschile, finemente celato dietro al femminile, ma sempre maschile rimane.

Adesso prova a immaginare di essere la persona che si relaziona con te, che sente, in un qualche modo, che sta subendo un maschile, ma non lo vede, o se lo vede, non può farci niente. 

( Nel rapporto con  i figli questo fatto è evidente, ma lo possiamo trovare in tutte le relazioni).

-Come starà questa persona?

-Che cosa gli succede davanti a questo fatto?

Respira AMBIVALENZA perché da una parte ci sono comportamenti o frasi all’apparenza femminili, ma la sostanza è maschile.

L’ambivalenza è un po’ la tomba della vita, perchè genera indecisione, dipendenza affettiva e, infine,  aggressività.

Se l’aggressività trova un canale di sfogo forse il sistema si mantiene in equilibrio, non un grande equilibrio, ma un equilibrio.

Ma cosa succede se non posso sfogare l’aggressività perché magari dovrebbe essere indirizzata verso soggetti che sono tabù, come i genitori, i fratelli o il partner?

Succede che diventerà auto aggressività, forse la più grande “malattia” delle relazioni.

Potrei farti un elenco lunghissimo dei tanti modi che abbiamo per sfogare l’aggressività verso noi stessi.

Ti faccio solo un paio di esempi: l’uso di sostanze psicoattive, legali o non legali, e il cibo,  sono i più evidenti, ma c’è ne sono tanti altri.

Ma una più grave, anche se socialmente più accettata anzi, quasi premiata, vuoi sapere qual è?

Incomincio ad essere una persona che non ha bisogni, che è sempre disponibile per gli altri, che si sacrifica per il bene dei figli o della coppia o del lavoro.

Questa è la più grande forma di auto aggressività, molta diffusa sopratutto tra le donne/mamme.

( Che è poi quello che ho detto prima parlando del dolore)

Capisci che meditare può allievare il sintomo, ma non cambia la sostanza?

Inizia ad esserti chiaro quanto sia importante fare un lavoro per recuperare il TUO POTERE proprio dove hai buttato gli scarti?

Ma c’è una piccola precisazione: per fare questa operazione ci vuole CORAGGIO, non perché sia pericolosa, ma perchè abbandonare QUALSIASI soluzione richiede una sforzo, sopratutto all’inizio quando le resistenze sono più forti.

E lo sai che cosa serve per fare il primo passo?

Aggressività.

Io parlo di aggressività anche se è un termine che può significare tante cose, comunque sia non intendo nè violenza, nè aggressioni verbali.

Qui aggressività significa sopratutto la capacità di far morire vecchi equilibri disfunzionali, da una parte, e venire allo scoperto con i propri bisogni VERI dall’altra.

Come si lavora in pratica sull’aggressività?

 

Come per la rabbia e per qualsiasi altro aspetto il primo passo è sempre un cambio di consapevolezza, su che cosa sia, al di là dei luoghi comuni, come si genera e, sopratutto cosa succede, come in  parte ho detto, se non la “esprimiamo”.

Poi andremo a vedere praticamente dove è presente nella tua vita: dove la subisci e dove la eserciti sugli altri.

Ma partiremo sempre dalla prima relazione, quella con te stessa e sarà liberatorio, anche se all’inizio non sarà facile, scoprire quanto e quando sei aggressiva con te stessa.

Siamo pieni di queste cose nelle relazioni che fanno delle relazioni stesse  ambiti di “morte” ed è per questo che molti se ne scappano, perché credono che sia la relazione la causa, ma non è così, perché è vero il contrario.

Le relazioni sono il risultato dei “tagli” individuali, che ognuno, inconsapevolemente, porta nelle relazioni stesse.

 

Ed eccoci all’ultima conseguenza: cos’altro succede quando escludiamo dalla nostra vita o dalla nostra vista, aspetti dell’esistenza che non possono essere eliminati, se non con delle conseguenze?sos relazioni

QUARTA CONSEGUENZA

La lava preme per uscire: la metafora del Vulcano. sos relazioni

L’ultima è questa, visto che non sono morte, oltre ad inquinare la nostra vita di nascosto, fanno anche un’altra cosa.

4) Premono come la lava di un vulcano per uscire in superficie ed essere ascoltate.

Premono come la lava di un vulcano e spingono per venire in superficie: meglio ripeterlo.

I vulcani hanno un fascino che ci lascia a bocca aperta e penso che non sia solo per le stupende immagini delle eruzioni.

Il vulcano, sopratutto quando erutta, è una delle più potenti immagini di vitalità e forza e credo sia per questo che ci attirano così tanto:  ci ricordano come eravamo quando il nostro vulcano era ancora attivo.

I vulcani possono essere:

1) attivi :quando periodicamente presentano nuove eruzioni (come l’Etna)

2) spenti: quando la camera magmatica è vuota e hanno cessato per sempre la loro attività

3) quiescenti : quando “dormono”, cioè da tempo non danno luogo ad eruzioni,  ma non sono del tutto spenti (come il Vesuvio)

Possiamo tranquillamente dire che la nostra vita parte con il vulcano attivato, le eruzioni periodiche erano  tutte quelle cose che infiammavano la nostra vita: un nuovo amore, un nuovo progetto, una nuova casa o un nuovo lavoro, solo per citare le più comuni.

Con il processo educativo o dis-educativo, scegli te, il vulcano viene sempre più limitato nella sua vitalità fino a farlo diventare, o quiescente, o spento.

Come è messo il tuo vulcano interiore?

Da quanto tempo non ci sono eruzioni significative?

 

Da quanto tempo hai smesso di progettare un presente diverso, di innamorarti o di fare qualcosa fuori dal recinto della consuetudine o della comfort-zone?

E non pensare solo a cose grandiose o a grandi amori, anche, ma uscire dalla comfort zone può  semplicemente voler dire fare dei piccoli cambiamenti.

Molti sottovalutano l’importanza delle piccole cose: l’importanza dei piccoli cambiamenti, ma continui. sos relazioni

I giapponesi hanno un termine che descrive questo atteggiamento il “KAIZEN“, ma dammi un altro po’ di tempo per dirti un’altra cosa.

Quando non procediamo per piccoli passi, succede che la vita ci da degli scossoni di tanto in tanto o addirrittura siamo noi che diamo uno scossone alla nostra vita quando non ne possiamo più di un lavoro o di una relazione, giusto?

Ma questo modo di fare, ancora una volta è molto aggressivo o maschile e, indovina un po’, perchè succede questo?

Eh sì, è proprio così.

Se non esercitiamo una sana aggressività o maschile nell’ordinario o per raggiungere piccoli obiettivi

arriva un certo punto che la usiamo tutta insieme.

In questa fase ci sono i grandi propositi di cambiamento, su tutti i livelli, dalle relazioni, al lavoro fino alla dieta o alla forma fisica.

Non so se ti riconosci e non so se ti è successo, ma io sono sicuro che questi scossoni fanno più danni che guadagni e, solitamente, dopo poco, ci ritroviamo dove eravamo prima: magari facciamo un altro lavoro, magari abbiamo una nuova storia, ma le cose sono sempre le stesse.

Questa è la pratica e questo è uscire dagli schemi ripetitivi: meglio affrontare le cose con calma e più continuativamente.

Uscire dalla comfort-zone, quella vera, è anche leggere queste righe infatti non tutti arrivano fino a dove sei arrivata te, ma uscire davvero dal recinto implica anche fare il passo successivo.

A questo proposito a Luglio farò una serie di incontri all’aperto: se ti incuriosisce quello che dico, rimaniamo in contatto. 

Non mi dilungherò a descrivere le tante analogie tra il vulcano, la lava, il magma, gli zampilli, il cielo nero o il fatto che i terreni lavici siano tra i più fertili che esistano, ci vorrebbe troppo tempo, magari ci faccio un video dedicato.

Sul fatto che dobbiamo impiegare tante energie per disattivare il vulcano, ne ho già parlato all’inizio, adesso ci concentriamo su di un altro aspetto.

Se non sei ancora totalmente spento, significa che la lava vitale preme ancora per uscire.

Alcuni di noi ancora riescono a sentirla, altri sono ormai così anestetizzati che hanno perso memoria di essere anche quella forza bruta e primordiale.

Allora quello che più o meno succede è questo, non è facile spiegarlo ma ci provo.

La forza vitale rappresentata dal vulcano NON può essere totalmente eliminata, altrimenti la vita non sarebbe un granchè.

Allora, questa vitalità, la dobbiamo comunque agire o vivere, ma fai attenzione a questo passaggio, perché è forse il più importante e, come nelle Nozze di Cana, il vino più buono arriva alla fine del pasto.

In che modo la concretizziamo nella nostra vita.

Ci sono due grandi filoni: posso vivere la vita partendo da me, o posso vivere una vita, anche dinamica o “vitale” all’apparenza, ma stando fuori di me.

In altre parole, il vulcano rappresenta la nostra unicità, ma se non “abito” più vicino alla mia profondità, adotterò delle soluzioni per avere l’illusione, e darla anche agli altri, che le cose non stiano così.

L’utima parte del lavoro consisterà proprio nell’andare a vedere quali siano queste soluzioni e, se lo riterremmo opportuno, cercheremo di cambiarle o trasformarle.

Potrei fare altri esempi di soluzioni, ma credo sia sufficiente così, però non ti ho ancora detto che cosa dicevo a proposito della storia dei 2 Lupi.

Qualche anno fa la usavo durante le presentazioni di un percorso di gruppo, in sinergia con una canzone di L. Battisti “Nessun Dolore”, ti consiglio di ascoltarla alla luce di quello che hai letto.

Dicevo:

Siete certi che il Lupo al quale non date il cibo dell’attenzione, morirà di stenti?

Siete sicuri che sia così?

E dopo un po’ dicevo:

“Guardate che il Lupo al quale non date da mangiare, non è vero affatto che morirà per gli stenti, magari stara zitto per un pò e forse avrai l’illusione che sia morto.

Ma è molto più probabile che diventerà ancora più rabbioso, e prima farà fuori il Lupo Buono, poi farà fuori anche “te”.”

Quello che intendevo dire dovrebbe esserti chiaro adesso: se non alimentiamo il Lupo Nero, anche la “qualità” del Lupo Bianco verrà compromessa e, in fin dei conti, la stessa qualità della vita non sarà un granchè.